PRUNO, MALBACCO E AZZANO: I TESORI NASCOSTI DELL'ALTA VERSILIA

Writer: Gabriele Maneschi


Pruno è un borgo medievale di origine Ligure – Apuana ed uno dei paesi più affascinanti dell’Alta Versilia. Non lontano dal litorale, ma arroccato a 468 mt. alle pendici della Pania della Croce, Pruno, da prunulus, la denominazione romana del susino spinoso, evoca atmosfere lontane ed antiche sensazioni; un luogo riposante dove saziare mente e corpo. Nel cuore del paese, tra abitazioni lastricate in marmo cipollino e la pieve romanica di San Nicolò, due ristoranti sinonimo di qualità e prodotti a “chilometro zero”: il “Poveromo” e “La Canonica”. I piatti sono quelli dell’alta Versilia, della Lucchesia e più in generale della Toscana: tordelli, straccetti alle ortiche, nodino di cinta senese e carni varie. Ѐ consigliabile raggiungere Pruno nel tardo pomeriggio così da ammirare il “doppio tramonto”: il passaggio del sole entro l’arco ciclopico del monte Forato. La mulattiera che diparte dalla fine del paese porta in pochi passi ad un ponte mediceo, il ponte di Pruno, oltrepassandolo giungiamo alla cascata dell’Acquapendente, un fenomeno naturale abbastanza inconsueto in quest’area. L’Acquapendente è un balzo roccioso di una ventina di metri originato dal salto di un ramo del fiume Deglio, uno degli affluenti del Versilia. Con la giusta illuminazione, le rocce, ricche di materiali ferrosi, creano rossastri giochi di luce.

Dal Comune di Stazzema a quello di Seravezza, percorrendo la carrabile che conduce ad Azzano troviamo Malbacco, uno dei tesori “nascosti” della Versilia. Il torrente Serra e le pozze di Malbacco sono generate dalle acque limpide che sgorgano dal monte Altissimo e dalla pancia carsica delle Alpi Apuane. La “pozza della Madonna”, la più settentrionale, ed il suo scivolo di roccia levigata sono meta imprescindibile per la balneazione fluviale estiva. Un luogo fino a qualche tempo fa misconosciuto alle masse e protetto dalle genti locali, ma oggi grazie al tamtam mediatico ed ai social network assai ricercato e frequentato.

Proseguendo lungo la strada di Malbacco arriviamo in un paio di curve ad Azzano: borgo di poche anime ed antichi mestieri rinomato per i suoi pani. A dominare l’abitato la suggestiva parete sud del monte Altissimo. Questa montagna - imponente se vista dal mare e per questo depositaria di un nome altisonante, ma ingannevole nei fatti considerati i modesti 1589 mt. - è una sorta di parco di archeologia marmifera. Sulle sue pareti infatti sono scavate alcune delle più incredibili cave Apuane. Percorsi mozzafiato come il mitologico “sentiero dei tavoloni” e luoghi di cavatori eroici, tecchiaioli ed equilibristi vari. L’Altissimo, una sorta di Nike greca per Gabriele D’Annunzio (Alcyone – Il peplo rupestre), fu esplorato da Michelangelo Buonarroti nel XVI secolo; questi ne intuì, prima di altri, le potenzialità per l’estrazione del marmo statuario. Oggi gran parte del sue cave sono abbandonate. Alcune di esse, le più basse, sono raggiungibili senza pericolo e con modico sforzo. Un punto di vista differente e suggestivo su questa terra.