LEVIGLIANI, PUNTATO E COL DI FAVILLA: LA BELLEZZA DELL' "ALTRA VERSILIA"

Writer e photo: Gabriele Maneschi


STAZZEMA (Lucca)

Un borgo di origine romana, un alpeggio tra le guglie Apuane ed un paese fantasma. Un breve itinerario in l’Alta Versilia, nel ‘Parco Regionale delle Alpi Apuane’, alla scoperta di una terra multiforme dove natura, attività dell’uomo, storia e tradizioni s’incontrano.

Levigliani sorge sulla via d’Arni, nel comune di Stazzema, a 582 mt. sul livello del mare. Un piccolo paese, abbarbicato alle pendici sud del Monte Corchia, lontano anni luce dal glamour della Versilia, ma ricco di risorse, attrazioni e opportunità. Una storia caratterizzata dagli usi civici, la proprietà indivisa, e una comunità che nei secoli ha battagliato per la difesa delle proprie risorse e la filiera produttiva locale. Non solo oro bianco, cave e vie di lizza; all’inizio dell’abitato si trovano le Miniere dell’Argento vivo e poco più in alto l’Antro del Corchia, la Montagna vuota, il più grande complesso carsico italiano. Due mondi sotterranei, unici, da scoprire.

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Per raggiungere il Puntato, la seconda tappa di questo itinerario, è necessario abbandonare la provinciale per la Garfagnana ed imboccare, poco dopo Levigliani, la strada per Passo Croce. Da quassù, in circa un’ora di cammino, si raggiunge, seguendo il segnavia numero 11 del CAI, il Puntato. Il Puntato è una conca prativa, un alpeggio a circa mille metri d’altitudine, una delle poche aree erbose nelle aspre Apuane. Utilizzato in passato dalla comunità dei pastori di Terrinca, il Puntato, è oggi metà ideale per escursionisti, famiglie e campeggiatori. Ruderi, casette ed animali al pascolo, la Pania della Croce ed il Pizzo delle Saette a delimitare lo sguardo, la Chiesa di Santa Trinità del 1679 alla fine del pendio. Al Puntato è possibile soggiornare in una della diverse strutture disponibili: il rifugio “La Quiete”, la baita il “Robbio”, l’azienda agricola biologica “Alpe di Puntato”; prodotti a km zero, semplicità ed un ambiente suggestivo.

Dalla Chiesa, proseguendo lungo il sentiero numero 11, si arriva, in circa mezz’ora, a Col di Favilla. Un manipolo di casupole tra i castagni, la Chiesa di Sant’Anna con la meridiana più alta della Toscana, ed alla fine del vialetto il piccolo cimitero. Questo paesello, semidistrutto durante la Seconda Guerra Mondiale, disabitato da oltre mezzo secolo, e sfregiato dalle devastazioni sacrileghe degli anni Settanta, rivive, il 26 luglio di ogni anno, in occasione della Festa di Sant’Anna.

Col Di Favilla, come scrisse un giovane Fosco Maraini, “è davvero la fine del mondo”; un luogo sospeso nel tempo, accessibile sì in pochi passi, ma irraggiungibile nella sua dimensione non contemporanea.

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Mezza giornata di viaggio e cammino ed un breve excursus nel ‘Parco Regionale delle Alpi Apuane’. Tre cose, tra le tante, potrebbero poi completare questo percorso. Innanzitutto, per mangiare e pernottare, il resort e ristorante la Ceragetta a Capanne di Careggine: prodotti tipici, svariati servizi e i sapori di questa terra. Più a valle, a Cardoso, la Norcineria Barsanti: antipasti, secondi di carne, ed ampia carta dei vini: un locale ed una location che non possono deludere. Per i più arditi, esulando dai piaceri della tavola, l’alba in Pania, ovvero l’ascesa della Pania della Croce, per ammirare dalla vetta l’aurora del dì seguente. Un Must, per gli amanti di queste terre.