DIARIO DA ISRAELE: TEL AVIV, UNA MIAMI DEL DESERTO TRA STORIA E MODERNITÀ

Writer e Photo: Leonardo Paoletti


Vorrei partire immediatamente con il ringraziare il Governo Israeliano, il Ministero del Turismo, nella fattispecie i loro rappresentanti in Italia Avital Kotzer Adari, Mariagrazia Falcone e Pietro de Arena, che hanno ospitato il sottoscritto quale membro di Must Review e gli altri 80 giornalisti provenienti da tutto il mondo per questo fantastico ed indimenticabile tour per la Fashion Week di Tel Aviv.

Quando mi preparo per un nuovo viaggio, specialmente per luoghi che visito per la prima volta , sono sempre emozionato, carico di energia positiva e di aspettative. Anche questa volta era così però con l'aggiunta di una piccola preoccupazione che mi legava a questa straordinaria destinazione che prendeva il nome di Israele. Poche sono le persone che intorno a me, ed immagino intorno a voi, possono vantare un'esperienza diretta in questa Terra. Forse perchè il pregiudizio del "sentito dire" talvolta detta legge e in questo caso l'idea generale del "popolino" aveva questa semplice e stupida equazione: Israele uguale pericolo! In vita mia non ho mai vissuto di preconcetti irrazionali, indi per cui sono partito tranquillamente alla volta dell' aeroporto di Roma. I controlli sono stati degni di un film d'azione - mi sentivo un po' James Bond ed un po' Indiana Jones - ma svolti nella totale gentilezza ed armonia, leggermente più lunghi del normale, ma tutto sommato accettabili. Il volo è stato tranquillo, di routine e l'arrivo a Tel Aviv é avvenuto in perfetto orario. Sbrigate le formalità di rito, anche stavolta lunghine ma necessarie, ho iniziato a respirare questa aria diversa, eccitata ma al tempo stesso tranquilla. Intorno a me la presenza delle forze dell'ordine era molto meno massiccia di quanto mi sarei aspettato e tutto in un contesto di libertà e cooperazione: una cosa era certa, senz'altro non mi trovavo in una zona di guerra!

L'aria era pesante solo per la temperatura esterna di oltre i 31 gradi, non male per essere marzo! Intorno a me la città di Tel Aviv si apriva come un cioccolatino in un momento di calo di zuccheri, veloce e desiderosa al tempo stesso. Il taxi mi mostrava una vita normalissima, caotica come in tutte le metropoli occidentali in una giornata lavorativa: sarei potuto essere tranquillamente a Roma, Parigi o Londra e niente sarebbe cambiato. Giorno dopo giorno ho imparato ad apprezzare la gentilezza delle persone, riscontata ad esempio nella totale dedizione della nostra guida, un uomo israeliano di nome Igal, che era una sorta di libro di storia viaggiante. Io nel frattempo stavo facendo mia la città di Tel Aviv e la sua gente, connubio e mix di razze, religioni e popoli, talvolta estremamente diversi tra di loro, che convivono serenamente gli uni accanto agli altri: se dovessi trovare un aggettivo per descrivere immediatamente questo popolo, parlerei direttamente di "tollerante", tollerante del diverso, del nuovo, del vecchio, degli orientamenti sessuali culturali e/o civili: fantastico!

La sera uscivamo sempre, l'aria era leggera, parlo di aria psicologica di aria positiva che lasciava traspirare un senso di vita, di apertura mentale, di voglia di vivere. Le strade, i locali erano ogni sera stracolmi di persone, di giovani di ogni età ed etnia e lo spettro della "paura" era lontano anni luce. In loro, e in me, vedevo e sentivo solo voglia di vivere e di socializzare. Unico neo, dal mio punto di vista, la mancanza di divieto di fumo all'interno di tutti i locali, cosa che, per un salutista come me, non era certamente il top! L'aspetto culinario poi ha superato più che dignitosamente ogni tipo di esame, dalla colazione alla cena passando per i vari spuntini pomeridiani: promossi a pieni voti.

La città, nel globale, potrebbe essere sintetizzata come una sorta di Miami del deserto con continui richiami, specie nel lungomare, a quella splendida città che è Barcellona, entrambe ricche di piste ciclabili, di splendide spiagge a misura d' uomo e di un'aria di benessere generalizzato. Tel Aviv è un alternarsi di grattacieli, torri moderne, musei antichi e di arte contemporanea, che giocano a nascondino con la parte più vecchia della città ove mercati, mercatini, ti fanno calare nella realtà vera e viva di questa terra pregna di contrasti stupendi. I colori delle bancarelle della frutta e dei cibi, sono un arcobaleno di sensazioni per gli occhi e per la mente e l'olfatto, mentre l'olfatto è costantemente premiato da delicate fragranze.

Un'altra cosa che ho notato nel mio girovagare, ed è una nota estremamente positiva, è la totale assenza di paura per i furti: durante le visite nei locali notturni, tipo le nostre discoteche, ho visto lasciare borse e indumenti semplicemente appoggiati a sedie o banconi senza il timore che qualche furfante potesse impossessarsene: un'utopia, un miraggio da noi. Semplicemente un'educazione civica all'ennesima potenza. Per finire vi porto a conoscenza di un curioso episodio: durante la presentazione del primo hotel a 5 stelle, costruito sulle torri di controllo dei bay-watcher sulla spiaggia di Tel Aviv, ho avuto il privilegio di gustare un drink e parlare per una decina di minuti con il Ministro del Turismo israeliano, senza la minima presenza di guardie del corpo e con una tranquillità assoluta: la politica al servizio del cittadino. Impensabile in Italia. Per non correre il rischio di annoiarvi, mi fermo qui per adesso, in attesa di portarvi a scoprire Jerusalem, Masada, il Mar Morto e della Fashion Week.
A presto.