LA STORIA DI NINO LA ROCCA: IL MUHAMMAD ALÌ ITALIANO VIVEVA A MONTECATINI

Writer: Giacomo Bernardi


Oggi, 5 aprile, compie gli anni Nino La Rocca, indimenticato ed indimenticabile pugile italiano attivo negli anni '80. Noto per la sua boxe innovativa e rivoluzionaria, La Rocca durante la sua carriera visse per anni a Montecatini, dove ancora oggi è ricordato con piacere. "Quelli di Montecatini sono stati gli anni più difficili della mia vita", ha più volte dichiarato il pugile. Eppure il suo ricordo qui è ancora vivo e la sua leggenda tramandata di generazione in generazione: il Muhammad Alì italiano viveva a Montecatini.

Nato da padre del Mali e madre siciliana a Port-Étienne, in Mauritania, Nino La Rocca ottenne la nazionalità italiana solo nel 1983, a carriera avviata. Arrivò in Italia poverissimo e non ha mai rinnegato la sua infanzia difficile, "senza soldi e senza documenti". Il talento sul ring lo ha salvato dalla strada ed i giornalisti americani gli attribuirono il soprannome "The Italian Ali", proprio per le sue movenze uniche e quel 'balletto' tipico dei più grandi pugili della storia.  I suoi match erano sempre spettacolari e divertenti, con frequenti colpi tuttora inimitati. L'avversario di turno si ritrovava a fare da bersaglio e veniva surclassato, prima di subire il quasi inevitabile k.o. Combinazioni improvvise, pugni che partivano dalla mano diversa da quella che sembrava preparare il colpo e una straordinaria velocità sorprendevano l'avversario cogliendolo impreparato e risultando, perciò, di straordinaria efficacia.

Nonostante le difficoltà, "The italian Alì" sul ring sbaragliava ogni avversario. Ad inizio carriera arrivarono ben 50 successi consecutivi, di cui la maggior parte per k.o. All' inizio degli anni '80, Nino si arrampicò in cima alla vetta e poi rotolò a valle ancor più inesorabilmente. Dagli incontri al Madison Square Garden, le notti con Marvin Hagler, gli abbracci al Quirinale con Sandro Pertini e i duetti televisivi con Raffaella Carrà all'oblìo più totale. Passando da Montecatini. 

La mancata conquista del titolo mondiale nel 1984 contro Donald Curry, atterrò il pugile neo-italiano. "Rimandando la sfida con mille scuse - ha raccontato a Dagospia - mi fecero attendere 17 mesi. Un periodo lunghissimo in cui mi preparai vanamente. Quando dopo quasi due anni arrivai all'incontro. Ci arrivai svuotato, spento e distrutto". Il contraccolpo psicologico fu devastante e Nino si buttò tra le braccia di Manuela Falorni, nota pornostar italiana, con cui andò a vivere proprio a Montecatini. "È stato il più grande errore della mia vita quel matrimonio - continua il pugile - la sposai dopo neanche un mese che la conoscevo. In una chiesa cattolica, da musulmano praticante. Le ho dato tutto. E lei tutto mi ha fatto fuori. La casa di Montecatini in cui andammo a vivere mi costò più di quanto non avessi mai guadagnato, quasi 800 milioni di lire. Gliene intestai metà. Un giorno rientrai e scoprii che era scappata con mio figlio, a Viareggio. Mi cadde il mondo addosso". Nino La Rocca era stato atterrato.

Ma un grande combattente riesce sempre a rialzarsi. E così il Muhammad Alì italiano riprese ad allenarsi e tornò ad altissimi livelli. Prima di chiudere la sua carriera, nel 1989 riuscì anche a conquistare il Titolo Europeo di categoria, battendo ai punti il britannico Kirkland Laing. La carriera di Nino La Rocca si chiuse dopo 80 incontri, con 74 vittorie (54 per k.o.) e 6 sconfitte.

La Rocca è l'unico pugile italiano citato da Mike Tyson nella sua biografia e secondo molti esperti è stato uno dei più grandi talenti della storia della boxe. "Non ho saputo gestire il denaro e ho fatto tanti errori, ma il talento ce l' avevo: non ti chiamano Muhammad Alì per caso".