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Il marketing applicato al calcio: così Laudicino ha rilanciato l'immagine del Livorno

Writer: Giacomo Bernardi


Organizzazione di eventi e spettacoli, la direzione de La Capannina di Franceschi e l’approdo nel mondo del calcio dall’ingresso principale, in una società storica come il Livorno, per la quale oggi gestisce il marketing. La storia di Maurizio Laudicino ricorda ad ognuno di noi che un professionista deve sapersi adattare a qualunque tipo di ambito e mansione, mantenendo lo stesso entusiasmo e la medesima determinazione.

Vivere di calcio è bellissimo sopratutto per chi ha la possibilità e la fortuna di seguire i match la domenica seduto comodamente in tribuna o in poltrona - esordisce l’attuale direttore Marketing del Livorno Calcio - al di là delle battute, mi ritengo molto fortunato di poter vivere questa esperienza che sta contribuendo ad arricchire non poco la mia professionalità e il mio bagaglio di esperienze”.

Già, perché la carriera di Maurizio Laudicino sembrava aver preso un’altra strada.
Arrivo dal mondo del marketing applicato ad eventi e questo mi ha aiutato non poco nell’approccio con il mondo del calcio, che alla fine altro non è che un grande spettacolo di cui fruiscono gran parte dei miei connazionali. Certo l’emozione e la scarica di adrenalina che si genera in occasione di un gol della squadra per la quale lavori non ha eguali in nessun settore al mondo. Io che non sono un uomo ‘di campo’, ma mi occupo di marketing, in pochi mesi sono diventato un tifoso accanito proprio perché la passione, lo spirito di appartenenza ed il pathos che ti genera una squadra di calcio possono spostare gli equilibri più di un paradigma di Kotlher. Il giusto compromesso tra cuore e cervello credo sia l’arma vincente di chi ha ambizioni nel mondo del management sportivo. Altro aspetto fondamentale è metterci sempre la faccia, specie in quelle piazze, come Livorno, dove è preferita la sostanza alla fiction”.

Quali sono le caratteristiche fondamentali per un professionista del calcio?
In realtà io non ho molta esperienza nel mondo del calcio e forse questa è stata proprio la mia arma vincente. Ho analizzato la situazione dal punto di vista puramente aziendale perché una squadra di calcio non è altro che un brand vero e proprio. La cura dell’immagine di un club è fondamentale, specie in un’epoca in cui comunicare è importante quanto fare...

Come ti sei approcciato, concretamente, a questa nuova avventura?
Mi sono preoccupato in primis di sanare quella frattura che di recente aveva allontanato la squadra dalla piazza. Raccogliere le indicazioni dei tifosi si è rivelato un passaggio fondamentale. La passione del tifo è rinata e ha contribuito non poco a spingere la squadra e a incidere positivamente sui risultati. Oggi siamo in testa alla classifica (l'intervista è stata realizzata a dicembre 2017, ndr), ma già dalla presentazione a Effetto Venezia a fine luglio, con 5.000 persone assiepate sotto al palco, si poteva presagire che qualcosa di importante stava accadendo. Così è stato. L’aumento degli abbonati, la crescita degli spettatori, ma anche il grande seguito generatosi sui social network, hanno creato le condizioni ideali perché un gran numero di aziende si siano interessate al Livorno calcio e abbiano deciso di investire, regalandoci soddisfazioni inaspettate solo in pochi mesi di lavoro. Oggi come oggi, stiamo facendo tutti gli sforzi possibili per riportare le famiglie allo stadio, i bambini, e per questo è nato il progetto ‘Classe in campo’ che ci vede protagonisti anche nelle aule di scuole materne, elementari e medie. Insomma, la mia partita inizia il lunedì mattina e termina prima del fischio di inizio dell’arbitro. Solo allora posso finalmente mettermi la sciarpa al collo e gridare ‘Forza Livorno!