Fondazione Turati, da 50 anni a favore delle persone più svantaggiate

La Fondazione FilippoTurati assiste circa 5 mila persone all’anno e mette a disposizione, nei vari centri, 450 posti letto. Un’ eccellenza socio-sanitaria in Toscana.


Quella della Fondazione Filippo Turati, una Onlus attiva nel campo della cura e dell’assistenza di persone anziane, disabili e svantaggiate, è una storia nata oltre 50 anni fa dalla volontà di rispondere ad alcune delle esigenze più pressanti dell’Italia del boom economico e prosegue misurandosi, ora come allora, con le sfide poste da una società in trasformazione. Anche oggi, infatti, siamo di fronte a mutamenti drastici, che nel nostro Paese si legano a enigmi di non facile soluzione quali il calo delle nascite, la fuga dei giovani all’estero, l’invecchiamento progressivo della popolazione. Nonostante il panorama generale sia completamente diverso da quello degli anni Sessanta, la Fondazione mantiene inalterata la sua mission: l’impegno a favore delle persone più svantaggiate. 

Sulla nostra rivista, abbiamo intervistato il Presidente Nicola Cariglia.

*Nicola Cariglia ha svolto un intensa attività giornalistica in RAI, dove è entrato nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International) e Direttore della Sede di Pescara. Dal 1998 al 2008 è stato Direttore della Sede RAI per la Toscana. Dallo stesso anno è membro del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Turati della quale è Presidente dal 2010. Ha avuto anche una importante parentesi politico- amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di vice-sindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Areaoporto di Firenze. Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it

Presidente, in che modo si concretizza attualmente tale impegno? 

«Principalmente attraverso la nostra attività quotidiana: ci rivolgiamo a persone che si trovano in condizioni sfavorevoli per ragioni anagrafiche, fisiche, economiche, di salute o di altro tipo. Per loro abbiamo realizzato strutture adatte a ricoveri temporanei, alla riabilitazione fisica e neurologica, all’assistenza post-acuzie a seguito di dimissioni ospedaliere e alle cure intermedie, ma anche a ricoveri a lungo termine per anziani non autosufficienti, disabili gravi, soggetti affetti da Alzheimer o in stato vegetativo permanente. In ognuna delle nostre sedi e attività, il fondamento è la dignità delle persone, in special modo di quelle più deboli: fin dall’inizio della nostra storia abbiamo scelto di stare dalla loro parte e pensiamo che riguardo a ciò non possano esserci eccezioni, né crisi economiche che tengano». 

A proposito della vostra lunga storia: com’è nata la Fondazione Turati? 

«Tutto nacque dall’entusiasmo di un gruppo di giovani che nel dopoguerra gettarono le fondamenta della futura Fondazione e poi la crearono. Tra loro, che io frequentavo pur essendo più piccolo, c’era l’onorevole Antonio Cariglia, sostenitore convinto del pensiero turatiano e leader politico dall’esperienza internazionale, per decenni membro permanente nell’Internazionale Socialista e a contatto con uomini come Willy Brandt, Harold Wilson, Guy Mollet, Olaf Palme, Bruno Kreisky. Fu lui a intitolare quella realtà allora nascente a Filippo Turati, per sottolineare il carattere solidaristico delle sue attività. E fu ancora lui a scegliere il motto che dette impulso a quell’avventura, ancora oggi per noi di grande ispirazione: «Ciò che conta è la forza operante», una frase che Turati pronunciò nel ’21. Di Antonio Cariglia sono, oltre che fratello, anche uno dei molti discepoli a cui lui insegnò che la qualità di una democrazia si giudica dal modo in cui si prende cura dei bambini e degli anziani». 

A chi erano dedicate le prime attività della Fondazione? 

«I fondatori scelsero di dedicarsi a determinati bisogni, ritenuti pressanti per la società di quegli anni. Tra loro, oltre a Cariglia, c’erano Vittorio e Vincenzo Lombardi, Ernesto D’Abruzzo, Sileno Saccenti, Giorgio Rafanelli, Ugo Galligani e Umberto Righi, la cui memoria è ancora viva: anche se successivamente sarebbero divenuti volti molto noti a Pistoia, allora erano poco più che ragazzi con alle spalle esperienze come la Resistenza, i campi di deportazione o la divisa. Fondarono inizialmente il Ciss (Centro italiano di solidarietà sociale) e il Cifa (Centro per la formazione e l’addestramento professionale), con i quali si impegnarono creando colonie estive per i bambini che non potevano andare in vacanza e progettando l’apertura di scuole per imparare i semplici mestieri di sarto o falegname. Successivamente, seguendo i nuovi bisogni del Paese in crescita, tali istituti sono stati dedicati a professioni più complesse quali contabili, segretari d’azienda, periti chimici. Poi, dato il maggiore benessere della società italiana e la cresciuta aspettativa di vita, fu naturale interessarsi degli anziani e dei disabili: fu così che i due centri confluirono nel ’65 nella Fondazione, eretta in Ente morale il 7 ottobre del ‘66 con decreto del Presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat». 

Dopo il Centro socio-sanitario di Gavinana, costruito sulla Montagna pistoiese una quarantina d’anni fa, la crescita della vostra realtà è stata continua. Quali i numeri? 

«Oggi la Fondazione assiste circa 5mila persone all’anno, mettendo a disposizione 450 posti letto nelle proprie strutture socio-sanitarie, dove lavorano quasi 300 dipendenti. Proprio in virtù di quella «forza operante» che ci ispira da sempre, negli anni siamo cresciuti in modo esponenziale, passando dagli iniziali 4mila metri quadrati di superficie edificata ai 44mila attuali: l’ultimo nato è il Centro socio-sanitario di Zagarolo, che è andato ad aggiungersi a quelli di Vieste e Gavinana. Ma la nostra crescita non è legata non solo alla quantità, bensì alla qualità – anche grazie a esperienze mutuate da altri Paesi, soprattutto del Nord Europa – ed è questo a renderci più orgogliosi. I criteri strutturali e organizzativi adottati per le nostre sedi, inoltre, continuano a fondarsi sul nostro principale motivo ispiratore: la dignità della persona». 

E il futuro? 

«Antonio Cariglia e molti degli uomini e delle donne che con lui realizzarono questo progetto ci hanno lasciato - per ultimo il dottor Giancarlo Piperno, primario radiologo dell’ospedale del Ceppo e fondatore della Lega contro i tumori di Pistoia – ma il nostro impegno continua, anche grazie all’apporto di volti nuovi. Gli amministratori, in conformità ai fini istituzionali dell’Ente, non percepiscono emolumenti, mentre tutti gli utili realizzati dalle nostre attività sono costantemente reinvestiti nel miglioramento e nell’ampliamento dei servizi e delle strutture. Oggi, in particolare, puntiamo a radicarci ancor più a Pistoia e a Firenze, dove abbiamo già inaugurato dei nuovi uffici. Tenendo conto dei bisogni regionali, stiamo dunque progettando nuove strutture in entrambe le città. Nel frattempo, continuiamo a credere fermamente nel privato sociale, inteso come un migliore e sano rapporto tra privato e pubblico, capace di assicurare a tutti servizi di qualità: la nostra storia ci dimostra che ciò è possibile».