CARLOTTA VAGNOLI: GIORNALISMO FRA SESSO E IRONIA, ECCO COME METTO A NUDO LA SOCIETA'

Writer: Giacomo Bernardi


Il giornalismo non è solo cronaca, politica, fatti e sport. Il mondo dell'informazione ha un potenziale illimitato: può riuscire perfino ad educare. Questo è lo scopo di Carlotta Vagnoli, giovane giornalista nata a Firenze che sprigiona ironia e coraggio da tutti i pori. Parla di sesso, racconta storie imbarazzanti, fa leva sui tasti più dolenti della società e scaraventa tutto su un pezzo di carta. Caratteristiche che le sono valse una continuità di collaborazioni con due magazine di altissimo livello, come GQ e Playboy. Gli articoli di Carlotta si riconoscono subito: sono diretti, pungenti e sofisticati. Leggendoli si apre un sorriso, seguito, sempre, da una lunga e profonda riflessione. Abbiamo intervistato la giornalista fiorentina che, fra aneddoti e curiosità, ci ha raccontato il suo modo di fare giornalismo.

Come nasce la tua passione per la scrittura?

Nasce da quando ero piccola: mio padre, professore di lettere e storia ed immensa mente creativa, ha sempre avuto una passione per le fiabe e ne sa raccontare di splendide, inventandone alcune in rima sul momento. In più ha in casa una bella biblioteca, quindi stimolai subito la fantasia con altri testi e acquisii più stili lessicali leggendo i grandi autori. Ma per lo più, appunto, ascoltavo mio padre raccontare fiabe a me e ai miei amichetti delle elementari. L’emulazione è la prima forma di amore, dopotutto. Ero però ben più timida di lui e quindi scrivevo in piccoli diari che custodivo, al riparo da occhi indiscreti, gelosamente e con imbarazzo. Sono ancora nascosti  nella mia cameretta a casa dei miei genitori e no, non li divulgherò mai.

Scrivi di argomenti imbarazzanti, argomenti per cui la gente arrossisce e si vergogna. Prendi i tasti dolenti della società e li sbatti su un file word, che poi diventa articolo. Un modo tutto tuo di fare giornalismo.

In realtà, prima di me esisteva già una buona compagine di sex columnists. Vice ne ha lanciate internazionalmente di eccezionali e noi, in Italia, avevamo la splendida Tea Hacich-Vlahovic che ora ha lanciato un super sito tutto suo che si chiama “Stai Zitta”, che contiene la giusta dose di intelligenza e femminismo, necessari ad una columnist moderna. Non ho inventato nessun mestiere ma ho iniziato a prendermi poco sul serio e a fare la cosa che so fare meglio ovvero scrivere: sono stata una che ha sempre sofferto per amore, impelagandosi con anima e cuore in situazioni sentimentali senza speranza. Quindi ho voluto prenderne il distacco e ironizzare su alcuni aspetti riportandoli su carta, quasi fosse una terapia. Questi aneddoti però non dovevano rimanere mero girl talks, volevo che le persone ne traessero qualcosa di buono, qualcosa su cui ragionare. Quando ho raccontato di come un mio ex mi prese in giro sui social per aver praticato del rimming, l’ho fatto solo per arrivare a disquisire del cyber bullismo e della necessità di una legge snella e veloce sul tema. Il lettore va rapito affinché arrivi al succo del discorso, più serio ed importante, con una buona dose di attenzione. E io lo rapisco con un po’ di malizia e un po’ di ironia.

 I tuoi articoli sono così pungenti ed originali che recentemente è arrivata la chiamata di Playboy. Una grande soddisfazione, suppongo.

Quando Peter Cardona (il direttore, ndr) mi contattò, non ci credevo. Playboy è, da quando è nato, una delle operazioni di marketing della comunicazione più grandi nel mondo. Rivolto ai gentlemen moderni. Da uomini. Per uomini. Sai che paura mi ha fatto questa cosa? Tantissima. Peter ha voluto rischiare, prendendo una donna e mettendola a parlare di sessualità femminile. Ad insegnare agli uomini a decodificare il linguaggio della donna. Ho tirato un respiro profondo e gli ho inoltrato la prima mail con i dieci concept che avrei seguito, mese per mese, e un azzardo su un progetto esterno alla mia rubrica, di cui saprete tra qualche mese. È rimasto entusiasta e abbiamo iniziato con il botto. Il numero dove ho scritto per la prima volta, inoltre, reintroduceva il nudo integrale sulla testata italiana: dietro le mie due pagine si trovava un editoriale con una ragazza nuda con una vagina bellissima. È stato celebrativo e di immenso auspicio.

Con il giornalismo si possono veramente sfatare i tabù della società oppure tutto quel coraggio rimane barricato dietro ad uno schermo?

Non penso che ci sia ormai molto da sfatare, sai. Internet, le webzine, il porno, la televisione: tutto è stato detto. Tutto, più che altro, è stato già visto e già fatto. Trovo che con il giornalismo, anche con quello di “serie B” come quello che faccio io, si possa fare qualcosa di molto più sottile e sofisticato: educare le nuove generazioni al concetto moderno di sessualità. Considerando che il web è alla portata di tutti, come i giornali dopotutto, noi columnist possiamo avere più presa e ascolto sui giovani uomini, facendo arrivare concetti (come il rispetto per la sfera sessuale, manifestata in ogni sua forma, o la vacuità del cyber bullismo), che nessuno spiega loro a casa o nei licei. Lo vedo dalla mia generazione, piena di uomini incapaci di amare o trattare una donna, di confusione totale e di mancanza di educazione alla socializzazione. Non esiste un sistema scolastico che disciplini l’educazione sessuale e sentimentale? Ok, allora usiamo qualcosa che tutti guardano, per trasmettere dei concetti: usiamo internet. E non si sa mai che, dopo avermi letto, qualcuno usi anche il cervello.