"TRA INGEGNERI ED ECONOMISTI VINCONO I MANAGER"

Rubrica a cura di SIMONE CINI, Sales and Marketing Director presso Publiartex srl


L'imprenditorialità ingegneristica. Correvano gli anni '70 e il “miracolo economico italiano” raggiungeva il suo apice glorioso. Imprenditori geniali, dall'approccio altamente ingegneristico e fortemente tecnico, associati a modelli d'impresa costruiti sul taylorismo e sull'organizzazione scientifica del lavoro di stampo fordista, generarono archetipi di un'impresa italiana quale modello di eccellenza di prodotto. Un'assefuazione del made in Italy in un mercato completamente product oriented.

L'imprenditorialità economica. A seguito della grande diffusione della contabilità moderna, con le scritture contabili obbligatorie e, in particolar modo con l'uniformarsi dei principi redazionali del bilancio d'esercizio, in aggiunta all'esplosione dei mass media e delle immagini televisive di sempre miglior qualità e raffinatezza, il pensiero imprenditorale italiano e le necessità contingenti delle imprese degli anni '80 e '90, assunsero maggiomente i connotati strettamente economici del business, rappresentati da bilanci perfetti costruiti quasi a regola d'arte. L'influenza angloamericana si faceva sentire e l'impulso dominante di quegli anni assunse lo stile perfettamente commerciale, fatto di grandi campagne pubblicitarie e incredibili operazioni marketing di tipo push, in una nuova dimensione market oriented. Enormi mercati per veicolare i prodotti italiani, mentre il successo passava dal controllo dei numeri dell'impresa, dalla perfetta gestione economica e dalle mantenute promesse del budget.

L'imprenditorialità manageriale. L'atto conclusivo prevede la “managerializzazione” dei nostri business. Le grandi imprese lo hanno già fatto, piccole e medie ci stanno provando. Non esistono scuole o grandi atenei che educano all'arte manageriale, l'essenza dello stile del fare business e del problem solving. Il passaggio dell'essere umano dal fare al far fare non è così immediato. L'esaltazione delle soft skills, dell'empathy, passando poi alle grandiose possibilità espresse dalla corporate entreprenuership. L'impresa che respira, espressione di telenti e sensazioni, non solo di essere umani, ma per gli esseri umani, che del resto non desiderano altro che sentirsi compresi, gratificati, amati, appartenenti, mai soli, vivi. Gli americani li chiamano gli intangible, valori immateriali che si respirano negli uffici e nei corridoi, nei reparti di produzione e nelle mense aziendali, espressione della piena integrità manageriale e della vision lungimirante: inchiniamoci dinnanzi alla corporate social responsability. Grandi prodotti e bilanci eccellenti ne saranno la più diretta risultante. Solo allora l'impresa italiana 4.0 potrà decollare.