SI PUO' MORIRE SU INTERNET? "I CONSIGLI PER NON CADERE NELL' INFERNO DI TIZIANA"

Abbiamo intervistato la dottoressa Elisa Marcheselli, psicoterapeuta di Arezzo che ha dato le linee guida per un "uso consapevole" del Web.

AREZZO

Lo scorso 13 settembre, Tiziana Cantone, la ragazza di Casalnuovo (Napoli), quella del video hard, popolare sui social network per l’espressione: “Stai facendo il video…BRAVOH!”, si è suicidata. Una viralità che se può farti diventare velocemente un “personaggio”, quando si può anche ritorcere contro e, come in questo caso, può generare ossessioni e depressione. Tiziana non ce la faceva più a trovare i suoi video (che avrebbero dovuto restare privati) in giro sul web. Non ce la faceva più a leggere commenti, insulti di ogni genere. Tiziana non riusciva più a vivere, tanto che recentemente si era trasferita in Toscana, provando a cambiare identità. Ma il web non perdona e anche con un volto nuovo e una vita reale totalmente diversa, bastava accendere il computer o scrollare il display del telefono, per ritrovare tutto come prima: immagini, video, insulti, commenti e prese in giro che non accettava più. Che trasformavano la sua quotidianità in un abisso con il quale non riusciva più a convivere. Un girone infernale dal quale non vedeva uscita. Così Tiziana si è impiccata con un foulard nello scantinato del suo palazzo a Casalnuovo di Napoli, dove era tornata da qualche settimana per stare vicina alla madre. Si chiama il “Revenge Porn”, la vendettà pornografica dell’ex che fa girare in rete video spinti dei loro momenti di intimità. Un’amica, sulle pagine del Corriere della Sera, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni.

"Mi chiedo come si possa essere così feroci, come sia possibile accanirsi contro una ragazza che non ha fatto nulla di male. Quei video sono stati un errore? Ma per favore. Se andassimo a cercare nei cellulari degli stessi che le hanno gettato la croce addosso sono certa che troveremmo molto di peggio. Credo che a vergognarsi dovrebbero essere tutti quelli che hanno riempito il web di insulti e che di nascosto intanto guardavano le immagini".

Per questo, noi di Must Review*, che dedichiamo ampi spazi all’innovazione e alla tecnologia, questa volta, in seguito a questa terribile notizia, abbiamo deciso di raccontare quanto può essere pericolosa la tecnologia. Addirittura, la domanda che ci poniamo è la seguente: si può morire su internet?

Abbiamo contattato una dottoressa toscana Elisa Marcheselli, psicoterapeuta di Arezzo, esperta di psicoterapia breve strategica, psicologia forense criminale investigativa, psicodiagnosi, psicologia del lavoro per organizzazione aziendale.

Elisa Marcheselli

La dottoressa Elisa Marcheselli, psicoterapeuta di Arezzo

“Alla vostra domanda, si può morire su internet?, rispondo: “Sì, si può morire a causa di internet. E la percentuale di adolescenti, ma anche di persone adulte, tra i 30 e I 45 anni, che si suicidano a causa di pressione psicologica dovuta al web, è in aumento. Purtroppo – prosegue la dottoressa Marcheselli – le emozioni su internet sono amplificate e sei soggetto a insulti o pressioni psicologiche di ogni genere, 24 ore su 24. Tutto si amplifica: ciò che si legge, si vede o un video. Sembra tutto più grande e impossibile da cancellare. Gli unici strumenti che si possono avere in un primo momento, sono: uscire dal social, oppure bloccare l’utente che ci molesta, Ma, molto spesso, non basta, perché le trace restano ovunque e quella persona, se vuole, può lo stesso contattarci attraverso il web”.

 

Cosa consiglia per limitare al massimo tali rischi? O casi come quelli di Tiziana Cantone?

“Consiglio sempre un “uso consapevole” del web e dei social network per avere un minimo di gestione della privacy e cercare di tenere più lontano possibile casi di cyber bullismo, stalking e molte altre situaizoni “a rischio”. Diciamo che è sempre consigliabile tenere il più possibile vicino la realtà virturale con quella reale. I punti cardine sono tre: 1) – Rispettare le linee guida che ci consigliano i social network, ad esempio l’età. Io non metterei alla guida di una automobile un minorenne senza patente. 2) – Restringere il più possibile il campo della privacy, magari limitandolo veramente alle persone che si conoscono nella vita reale. Questo per evitare di far finire le proprie immagini in questi circuiti di pedopornografia. 3) – Tenere il più possibile “pulita” la web reputation. Controllarla quotidianamente, perché anche per il proprio lavoro è importante avere una “reputazione” su internet buona. Oggi non si guardano più i curriculum, ma principalmente i profili di Facebook”.