NANA BIANCA: "STARTUPPER, TRASFORMIAMO LE VOSTRE IDEE IN BUSINESS"

Writer: Carlo Alberto Pazienza Photo: Archivio Nana Bianca

In Italia si ha ancora la concezione che lavorare significhi avere un posto in banca o alle poste. Oggi non è più così: il lavoro va creato, bisogna inventarselo dal nulla. Con idee, passione e voglia di stupire.

Alessandro Sordi, co-founder Nana Bianca

Parole forti, forse provocatorie, che però disegnano con tratti netti e ben marcati la realtà del nostro paese. La voce è quella di Alessandro Sordi, founder, assieme agli amici Paolo Barberis e Jacopo Marello, di Nana Bianca, startup studio nel cuore di Firenze. Già, perché Nana Bianca non è un incubatore nè un acceleratore. Anzi, a dire la verità è entrambe le cose, perché a prescindere dall'etichetta la sua mission è quella di supportare tutte le fasi della vita di startup innovative digitali, dalla nascita alla trasformazione in un'azienda vera e propria. Come? Fondamentalmente in due modi: finanziando direttamente progetti al 100% digitali che hanno “uno spazio nelle tendenze della rete” e diventandone soci; oppure inserendoli in un accurato programma di accelerazione in cui vengono seguiti nello sviluppo dalla a alla z. “Attualmente dentro Nana Bianca ci sono circa 200 ragazzi: alcuni derivati dai vecchi programmi di accelerazione finanziati, altri no. Rappresentano tutte piccole medie imprese digitali che lavorano e la maggior parte guadagna pure. Quello che stiamo cercando di fare qui in Toscana è creare una classe di piccole-medie imprese digitali, che potrebbe rappresentare il rinnovamento delle aziende presenti oggi”.

Da sinistra verso destra: Jacopo Marello, Alessandro Sordi, Paolo Barberis

La storia di Nana Bianca, il cui nome è dovuto al termine astronomico con il quale si identifica una stella di piccole dimensioni che brilla di una luce bianca purissima, si intreccia con quella di un'altra grande realtà che ha fatto da traino alla ventata di tecnologia e innovazione digitale che ha investito l'Italia a metà degli anni '90: Dada. Un'invenzione, manco a dirlo, sempre dei tre sopracitati Marello, Sordi, Barberis, i quali all'epoca condividevano il progetto con un quarto founder, Angelo Falchetti, che però nel 2008 ha preso altre strade. “Ci siamo conosciuti tutti e quattro sui banchi di architettura a Firenze e oltre allo studio condividevamo la grande passione per la tecnologia. Siamo stati noi, alla fine degli anni '80, ad introdurre i primi computer per la modellazione 3D e la realtà virtuale nei progetti di architettura. Nel '94 è nato lo studio Dada Architetti Associati che l'anno dopo è diventata una società di capitali. Sento di poter affermare che siamo stati noi a portare il primo cavo internet a Firenze: era il gennaio 1995”. Fu il primo mattone di una vera rivoluzione: in 5 anni la società venne quotata in borsa e con l'esplosione del mobile e dei motori di ricerca nel 2008 Dada arrivò ad avere 750 dipendenti e 20 sedi in tutto il mondo. L'azienda aveva e ha tuttora due anime: una business legata alla vendita dei domini con Register.it, leader italiano nella registrazione dei domini per 15 anni; una consumer, dedicata ai servizi per i telefonini e allo sviluppo del primo motore di ricerca italiano: “SuperEva la prima donna che ti guida in rete”.“Prima dell'avvento di Google, era il '96-'97, lavorammo su un algoritmo di search con l’università di Pisa. Ci accorgemmo che questa collaborazione ci stava stretta, per cui facemmo una call con una startup americana per prendere il loro algoritmo. Quella startup era Google. Fu una bella intuizione, fossimo stati in un altro ecosistema, come lo chiamiamo noi, chissà cosa poteva succedere. Una cosa però è certa: un motore di ricerca non sarebbe potuto mai nascere in Italia, non ci sono le risorse ma soprattutto non c’è la mentalità di investire nei progetti. Finita l'esperienza Dada nel 2012, invece di pensare a riposarci ci siamo inventati Nana Bianca. Ed eccoci qua”.

FARE STARTUP IN ITALIA...Non è una cosa semplice. Nel 2016 nel nostro paese sono stati investiti 200 milioni di euro nell'innovazione, in Francia addirittura un miliardo. “L'obiettivo finale di Nana Bianca non è tanto creare l'unicorno, la Facebook del caso – spiega Jacopo Marello – che potrebbe nascere solamente in un contesto economico e culturale molto diverso, nella West Coast ad esempio, dove il sistema del venture capital è maturo da 100 anni. Piuttosto noi vogliamo far crescere la cultura del digitale nell'imprenditoria italiana, alzare il livello. Queste startup infatti servono anche alle aziende del territorio che sono in ritardo con l'innovazione. Nel nostro paese ci sono le competenze, quello che manca è la cultura di investire e attendere, di finanziare un progetto a prescindere dal risultato che questo ti porterà. Per una startup avere dei soldi da poter investire esclusivamente per l'obiettivo, significa fare delle scelte molto più aggressive e coraggiose. E allora magari una su 100 diventerà l'unicorno”.

SPINGERE SULL'ACCELERATORE. Hubble è il programma di accelerazione per startup, realizzato da Nana Bianca in collaborazione con Fondazione CR Firenze e Fondazione per la ricerca e l'innovazione dell'università di Firenze, che mette a bando 500.000€ l'anno per circa 10 progetti. “La prima call si è conclusa a fine marzo e ha registrato l'application di oltre 100 richieste, un gran bel risultato – commenta soddisfatto Alessandro Sordi - Il programma di accelerazione dura 4 mesi: in questo periodo i ragazzi stanno nel nostro open space; la mattina lavorano al proprio progetto, mentre nel pomeriggio seguono corsi di business school dove viene insegnato loro come si gestisce un'azienda. Non solo: ad ogni startup viene assegnato un mentor, un manager di altissimo livello che gli dedica due ore alla settimana. Ne abbiamo a disposizioni venti tra i quali uno dei principali manager di Amazon e il country manager di Uber, giusto per citarne un paio”. A metà, o a fine percorso, la startup riceve i 50.000€ che gli consentono di andare avanti 8-12 mesi; dopodiché se il progetto è lanciato arrivano i club di investitori per finanziamenti da qualche centinaia di migliaia di euro. Infine, se la startup continua a crescere, può esserci il contatto con i fondi di investimento per arrivare a cifre che superano il milione di euro.