prima fabbrica italiana bitcoin

A Calenzano la prima fabbrica italiana di macchine per la creazione dei Bitcoin

Writer: Lucrezia Russo


La prima fabbrica italiana di macchine per la creazione dei Bitcoin e di altre centinaia di cripto valute si trova alle porte di Firenze, in un capannone della zona industriale di Calenzano.

Si tratta del primo tentativo di industrializzare un fenomeno che finora aveva trovato spazio nelle stanzette di nerd e professionisti, infatti per coniare le monete virtuali, anzi, per estrarle, dato che in gergo chi fa quest’attività si chiama «minatore», serve una dotazione tecnologica particolare e costosa che fino a pochi mesi fa veniva assemblata con metodi “casalinghi”.

Alla Bitminer Factory, invece è stata fondata una piccola realtà industriale capace di produrre circa 100 macchine al mese, dando anche vita a una comunità di altrettanti esperti che si scambiano conoscenze e informazioni in tema di «block chain», la tecnologia alla base di questa attività.

La possiamo definire la Silicon Valley Toscana, dove si trovano apparecchiature che necessitano di appositi impianti di refrigerazione, rumorosissimi computer, accatastati su scaffali pieni in ogni ordine di posto.

La domanda che molti si fanno è: come funziona?

I processori creano i codici criptografici per la catena «block chain», (un database distribuito che è la tecnologia di base del Bitcoin) e, in cambio, si ottiene una ricompensa. Che, al momento, è 0,015 Bitcoin al giorno. Significa che se ne riesce a estrarre uno all’anno si è fortunati.

A Calenzano hanno osato e continuano a osare, senza nascondersi che stanno muovendosi in un terreno vergine e molto incerto. Uno dei fondatori della Bitminer Factory, Gabriele Stampa, in un’intervista dice: «Qui c’è l’opportunità di fare quel che Olivetti ha fatto a Ivrea. Non siamo andati a realizzarlo in Serbia, dove l’energia costa molto meno, perché vogliamo creare qualcosa in questo Paese, ma in realtà non sappiamo dove stiamo andando: è come la corsa al West».

Indipendentemente da come andrà a finire questa nuova corsa all’oro, anche gli italiani ci sono e questo è positivo perché dimostra che siamo ancora capaci di cogliere le opportunità offerte dalle nuove tecnologie.