Cinque regole per evitare di ammalarvi su Google

Writer: Samantha Ferri


Il Dottor Google è sempre pronto a ricevere. Senza orari da rispettare, senza dover pazientemente aspettare in coda il proprio turno e senza nemmeno dover uscire di casa. E così la tentazione di cercare i propri sintomi su internet aumenta ed è quasi impossibile non cedervi. Soprattutto nei mesi invernali quando, insieme al freddo e alla neve, si manifestano dolori vari alla testa, alla schiena, alle articolazioni. Non resta quindi che armarsi di tastiera e digitare su Internet i nostri sintomi. Una volta premuto “invio” i risultati della ricerca sono però sconcertanti: il mal di testa è sintomo di un tumore al cervello, il dolore intercostale è causato da una perforazione dei polmoni, il dolore che sentiamo alle gambe dopo un’ora di ginnastica è segno di un trombosi venosa e così via. Insomma, una lista infinitadi malattie gravi e allarmanti. È così che una ricerca sul web all’apparenza innocua si trasforma in un’arma a doppio taglio, che da un lato appaga il bisogno di ottenere risposte semplici e veloci, ma dall’altro rischia di alimentare il livello di ansia e di paura.

Rischi da cui la Fondazione Veronesi mette in guardia il popolo degli internauti. Che, anzi, per l’occasione sono stati rinominati “cybercondriaci”, proprio perché i risultati delle ricerche web possono mostrare patologie preoccupanti da un semplice e banale dolore. Di conseguenza l’ansia, anche se per una malattia immaginaria che molto probabilmente non abbiamo, aumenta fino a diventare ipocondria. Ci facciamo quindi visitare da uno specialista o ci sottoponiamo ad esami invasivi alla ricerca di malattie che non esistono. Un fenomeno che sembra sempre in crescita: secondo i dati Censis in Italia più di 16 milioni di persone googlano i propri sintomi e si fidano della diagnosi fornita dal web tanto da correre subito ai ripari con visite e medicinali e perfino – anche se solo il 5% dei pazienti – a contrastare il parere del medico curante. Le malattie saranno anche immaginarie, ma non per questo si risparmia sul denaro per curarsi. E tutto perché non conosciamo i rischi delle ricerche a tema medico sul web. Secondo la Fondazione Veronesi un modo per prevenire questi rischi, senza fare a meno delle potenzialità offerteci da Internet, c’è: fare attenzione alle fonti della pagina web. Chiunque può dare opinioni su Internet, ma un sito o un blog molto frequentati non implicano necessariamente l’affidabilità e la professionalità di chi ci scrive. Per questo è sempre meglio consultare solo i siti certificati.

Ecco cinque regole per un’ informazione sicura.

1 - Il sito deve riportare chiaramente il nome dei suoi proprietari o sponsor, che possono essere verificati nella sezione “chi siamo”.

2 - Controllare la data dell’ultimo aggiornamento o la data di copyright per assicurarsi che il sito contenga informazioni recenti.

3 -  Tenere sempre in mente che il sito web non si sostituisce ai consigli del tuo dottore. Un sito web è affidabile se antepone esplicitamente l’importanza del rapporto con il medico.

4 - Il sito deve possedere un comitato editoriale o un comitato consultivo che vigilino sulla correttezza del sito di cui sono responsabili.

5 - La provenienza delle informazioni deve essere accompagnate da referenze esplicite e, magari, da link di pubblicazioni scientifiche