"Careggi, il Rinascimento della salute in Toscana"

Writer: Andrea Spadoni


Intervista al Professor Stefano Grifoni, Direttore Dipartimento Emergenza e Accettazione dell’azienda ospedaliero universitaria Careggi di Firenze. Autore di volumi sulla medicina d’urgenza. Nel 2016 ha ricevuto il Gonfalone d’Argento, massimo riconoscimento dell’Assemblea toscana.

Appena ti incammini nel corridoio del Pronto Soccorso di Careggi, il Professore, ti accoglie come se ti avesse aperto le porte di casa. Il clima è disteso, accogliente. Medici, infermieri e personale del dipartimento, si confondono tra i pazienti, parlano tra loro. Li consigliano e li rassicurano. Anche il direttore, mentre ci accompagna lungo tutto il percorso e ci mostra questa eccellenza italiana della medicina d’urgenza, si ferma con alcune persone bisognose, li ascolta e fornisce loro tutte le informazioni richieste.

Qui, in queste sale, non si respira l’aria di un ospedale. Non si convive con lo stress, con le attese interminabili, non ci sono proteste o persone che perdono la pazienza. Tutto è ordinato e chiunque si è presentato all’accettazione ha ricevuto una risposta dopo una attenta analisi della situazione, le visite e dopo esser passato sotto gli occhi di un team altamente qualificato. Il direttore, il Professor Stefano Grifoni, è visibilmente soddisfatto della organizzazione che ci mostra. “Tutto questo è il di squadra – afferma – e i meriti degli eccellenti obiettivi raggiunti li voglio condividere con tutti i collaboratori: medici, infermieri, operatori socio sanitari. Abbiamo potuto realizzare molto riguardo all’umanizzazione dell’accoglienza, elemento fondamentale nella medicina di emegenza. Dobbiamo ringraziare anche il nostro Presidente Rossi, l’assessore Saccardi e il direttore generale Monica Calamai perché, insieme a noi, hanno creduto in questo progetto.”

Più volte ha sottolineato il concetto di umanizzazione. Lo approfondisca.

“Senza empatia con il malato, questo lavoro non si può fare. Quando una persona arriva al Pronto Soccorso o è vittima di un fatto imprevedibile (incidente stradale, domestico, situazioni violente), oppure chiede di sapere se è malato o no e, se sì, quanto la sua vita cambierà dopo. Sono momenti in cui tutto il resto della nostra vita diventa superfluo, per questo, l’ambiente deve aiutare e migliorare il contatto tra il medico professionista e chi attende le risposte. Qui siamo riusciti a sviluppare una popolazione omogenea tra il personale e i pazienti, chiunque essi siano: tutti ricevono la massima cura e attenzione, che siano persone note, oppure anche gli ultimi della società, che siano giovani o persone anziane, che siano italiani o di qualsiasi altra nazionalità. Abbiamo realizzato l’ideale dell’uguaglianza”.

Persone, valori, ma anche elevata tecnologia.

“Le varie aree hanno tutte le migliori strumentazioni e macchine di alta tecnologia per tutte le analisi, gli accertamenti clinici, tossicologici, ortopedici, di oculistica, otorinlaringoiatria, per efettuare interventi chirurgici quando necessario. Abbiamo pensato a un ambiente ideale per il paziente dal momento dell’arrivo al pronto soccorso fino al ricovero oppure alla dimissione. Ogni malato ha il suo box all’interno del quale può stare anche un familiare, eccetto alcuni casi gravissimi in codice rosso o per interventi particolarmente importanti. Dobbiamo lavorare pensando sempre che la nostra opera ha il dovere di salvare la vita alle persone o di dare loro assistenza e benessere. L’accoglienza, l’approccio, il sentimento, oltre alla preparazione e al continuo aggiornamento, sono fondamentali”.

Dietro alla sua scrivania, si nota subito un grande pesce rosso con la tuta da Superman.

E’ un pupazzo al quale sono molto legato. Me lo ha regalato il piccolo Gughi, mio grande amico. Un bambino di sei anni, morto nel 2016 dopo una lunga battaglia, a causa di una rarissima forma tumorale al cervello. Con lui abbiamo girato il mondo nella speranza di trovare una cura per la sua malattia. Non ce l’abbiamo fatta. Terrò sempre dentro di me il suo ricordo e da quell’esperienza ho anche imparato che per crescere nella vita, ma anche nella professione, è fondamentale viaggiare. Conoscere, incontrare persone che ti raccontano le loro storie, vivere situazioni nuove, ma soprattutto ascoltare.Perché, quando viaggi, impari ad ascoltare."

“Oggi Careggi, è una eccellenza europea tra le aziende ospedaliere, a Firenze, la città del Rinascimento. Per questo, quando la sanità vince come in questo caso, si può dire che Careggi è il Rinascimento della salute e del benessere”.