Massimo Carrara riceve le insegne di Cavaliere del Lavoro: storia di una grande famiglia di maestri cartai

di Lucrezia Palmieri


La storia di una grande impresa, una grande famiglia. Ma, soprattutto, una storia tutta toscana e, precisamente, pistoiese. L’imprenditore Massimo Carrara, 59 anni, Presidente di Cartiere Carrara, ha ricevuto dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, le insegne di Cavaliere dell'Ordine "Al Merito del Lavoro”. La solenne cerimonia si è svolta al Quirinale, dove sono stati ricevuti i 25 Cavalieri del Lavoro nominati il 2 giugno di quest'anno.

Una grande soddisfazione per la nostra regione, sottolineata anche dai dirigenti di Confindustria Toscana Nord. “Siamo particolarmente lieti dell'onorificenza che riceve oggi Massimo Carrara - commenta Daniele Matteini, vice presidente -  con Carrara e con la sua famiglia ci legano antichi e profondi rapporti: il padre Mario, cavaliere del lavoro a sua volta, è stato presidente dell'associazione, allora provinciale, dal 1997 al 2001. Massimo, in quanto figlio di cavaliere, ha superato una selezione - se possibile ancora più severa - poiché il decreto che regola le candidature prevede che le proposte riferite a congiunti di soggetti già insigniti vengano valutate solo se verificabile un contributo alla implementazione delle attività aziendali o l'avvio di azioni imprenditoriali diverse”.

Grazie infatti al duro lavoro e a intuizioni imprenditoriali illuminanti di Massimo, oggi Cartiere Carrara spa rappresenta uno dei principali produttori e trasformatori europei di carta tissue. La società, con una produzione annua di 200mila tonnellate di carta tissue, si colloca al sesto posto tra i produttori a livello europeo e conta 590 dipendenti in sette stabilimenti, tra Tassignano (in via del Rogio e via del Cavaliere), Carraia, Pratovecchio, Ferrania, Pescia, Pietrabuona.

La storia delle Cartiere Carrara nasce nel 1873 quando Gioacchino Carrara avviò la piccola cartiera di Boschi di Chievi (Pescia): come molte altre, la cartiera era un edificio a tre piani a bordo del fiume da dove allora usciva un quintale di carta al giorno (oggi uno stabilimento medio ne produce mille volte tanto). Col nuovo secolo, in scena sono entrati i figli di Gioacchino: Ezio e Bruno e l’azienda era cresciuta fino ad arrivare a produrre sei quintali di carta al giorno, principalmente carta per alimenti, la cosiddetta “carta gialla”. Il livello era ancora semi artigianale e la distribuzione strettamente locale: un paio di dipendenti inforcavano dei tricicli carichi di fogli e partivano, uno verso Lucca, l’altro verso Firenze.

Negli anni 50’, dopo l’esperienza della guerra, lo stabilimento venne integralmente ricostruito e l’attività della cartiera riprese a pieno regime. Con la scomparsa di Ezio, nel ’56, Mario Carrara rimase l’unico titolare dell’impresa originaria, ma non restò così per molto. All’inizio degli anni ’70, infatti i tre fratelli tornarono tutti assieme (Giuliano e Tullio, per un periodo avevano seguito altre attività). Il loro scopo era rilevare in maniera paritaria la cartiera San Felice, ex Carbonizzo, vicino a Pistoia, nella valle dell’Ombrone. Con trenta dipendenti era già una piccola industria che produceva cartoncini duplex e triplex, scatole per scarpe, fustellati, vassoi per torte, colli per camicie di confezione, quella che si chiama carta da imballo.

Il mondo della carta, infatti, è diviso in tre: al vertice sta quella per la stampa e la scrittura (dove eccelle, per intendersi, la tradizione di Fabriano). Poi c’è quella da imballo. Il terzo settore, definito “tissue”, comprende tutti i prodotti igienici e sanitari che vanno a contatto con la persona. E proprio in quegli anni quel mercato stava per esplodere. In Italia la carta igienica era arrivata con la guerra e i soldati Usa, e per diverso tempo restò monopolio degli americani.

Successe però che una grande catena di supermercati tedesca, la Aldi, decise di ribellarsi a questo dominio, appoggiandosi a produttori europei, in particolare italiani. Anche Mario Carrara aveva già intuito il potenziale della carta igienica e decise di investire in questo settore. Nacque così, a Lucca, quello che oggi è uno dei distretti cartari più importanti al mondo. La scelta di Mario fu vincente: l’azienda arrivò a produrre 400.000 tonnellate di carta “tissue” all’anno e iniziò a espandersi. Vennero acquistate nuove sedi a Castelnuovo Garfagnana, Capannori e Lucca per arrivare alla fine degli anni ’70 alla nascita della CartoInvest, una holding che riuniva tutte le cartiere del gruppo e che ottenne la licenza per l’Europa del brand Kleenex. In quel periodo le cartiere della famiglia Carrara raggiunsero il massimo splendore e i numeri più importanti di produzione su tutto il territorio Europeo. Questo fino al 2002, quando l’azienda venne ceduta alla multinazionale tedesca Sca, numero due mondiale dello stesso settore. Alla famiglia restarono solo alcuni piccoli impianti, ma la storia dei Carrara nel mondo della carta non era destinata a passare in secondo piano. Era infatti il 2006 quando i tre figli di Mario: Massimo, Marco e Maurizio tornarono in campo. Alla guida della quarta generazione, il primogenito Massimo, ha ricostruito un progetto vincente che oggi è un modello d’impresa preso d’esempio in tutto il mondo. Filosofia del lavoro, del rapporto umano, conoscenza del settore come pochi e anche grandi capacità imprenditoriali, fanno oggi di Massimo Carrara uno degli imprenditori di maggior successo su scala nazionale. E il riconoscimento di Cavaliere del Lavoro è una conferma della grande tradizione di questa importante famiglia di antichi maestri cartai.