LA CAPANNINA DI FRANCESCHI: OTTANTASETTE ANNI DI STORIA

DIETRO L'INTRAMONTABILE MITO DELLA CAPANNINA CI SONO PAGINE DI STORIA. QUELLA DEI FRANCESCHI, IN PRIMIS. PAPA' ACHILLE, CHE NEL LONTANO 1929 ACQUISTA UNA BARACCA SULLA SPIAGGIA PER FARNE UN LOCALE DA BALLO. UN ANNO DOPO UN INCENDIO LA DISTRUGGE, MA LUI NON SI PERDE D'ANIMO E LA RITIRA SU. MUORE IL 15 AGOSTO DEL 1939 ED E' IL FIGLIO NEVIO (CLASSE 1911) A RILEVARE IL TIMONE E IMBOCCARE LA STRADA DEL SUCCESSO. CHE BEN PRESTO DIVENTA MITO.

Writer: Lodovico Poschi Photo: Archivio La Capannina


Oggi quel mito è ancora lì, 87 anni dopo. Il locale più antico della Versilia ha continuato ininterrottamente a far ballare intere generazioni di rampolli dell’alta società italiana: Agnelli, Moratti, Delle Rose, Marzotto, Rizzoli, Barilla. Alla corte di Nevio Franceschi prima e di Gherardo Guidi poi, ci sono passati tutti.

HO MANTENUTO SEMPRE LO STESSO NOME, PERCHÉ I FRANCESCHI LO HANNO FATTO DECOLLARE

"La Capannina mi ha insegnato ad essere umile – racconta il patron, che sprizza entusiasmo come al primo giorno di scuola - proprio perché c’è sempre stata una clientela di questo tipo. Credo, senza ombra di smentita, di essere riuscito per 40 anni a proporre grande musica per far ballare i nostri ospiti". Con la moglie Carla, Guidi gestisce la Capannina dal 1977. E non gli ha mai cambiato il nome. "Ho sempre pensato che dovesse rimanere quello: i Franceschi hanno fondato questo locale e a loro va il merito di averlo fatto decollare".

HO SEMPRE AVUTO LA MUSICA NEL SANGUE

Mezzo secolo da gestore di locali da ballo. Guidi sa davvero come si fa. "Ho sempre avuto la musica nel sangue: mi sono fatto le ossa gestendo la Sirenetta, un locale di Castelfranco comprato da mio padre. Poi l’esperienza a Bologna, in via Ugo Bassi: chiamavo a esibirsi le migliori orchestre dalla Romagna. E la gente diventava matta".

QUELLA SERATA CON IL GRANDE PIETRO MENNEA

Poi, negli anni 70’, comincia l’avventura in Capannina. "Per noi gestori, la Versilia era un punto d’arrivo. Ho preso questo locale in punta di piedi, ho lavorato tantissimo per cercare di conservarlo com’era e alla fine mi sono tolto grandi soddisfazioni". Tanti gli aneddoti che si accavallano nella sua mente. "Nel 1980 un amico mi chiese di ospitare tre atleti appena rientrati da Mosca. Erano Steve Williams, Edwin Moses e Pietro Mennea. Il corridore italiano mi disse: io non ho mai passato una serata in un locale da ballo, non me lo potrei permettere perché mi gioco tutto in 10/20 secondi. Caro Mennea, gli risposi, allora siamo molto simili, perchè anch’io mi gioco in due mesi il lavoro di un anno".

LA SCOMMESSA VINTA CON JERRY CALÀ

Jerry Calà e Gherardo Guidi FOTO FABRIZIO NIZZAAltro che la Rai, in quarant’anni la Capannina ha regalato di tutto e di più. I grandi della musica leggera italiana (Fred Bongusto, Ornella Vanoni, Peppino Di Capri, Riccardo Cocciante, Patty Bravo, Anna Oxa, solo per citarne alcuni), le star internazionali (Ray Charles, Gloria Gaynor e Grace Jones su tutti), le soubrette (Ether Parisi, Carmen Russo, Valeria Marini). E poi la grande scommessa vinta: Jerry Calà. "Ci ho creduto sin dall’inizio e ho avuto ragione: abbiamo tagliato i 20 di collaborazione, difficile che un binomio artistico possa durare così a lungo". La musica rimane il filo conduttore."Sin dal 1980 ho insistito per fare il piano bar, portando un chitarrista che lavorava al Jackie O. di Roma. Non tutti l’hanno presa bene, ma io non mi sono perso d’animo e sono andato a pescare il figlio del Duce (lo chiama così Romano Mussolini, ndr). Da lì è stato un successo, portato avanti negli ultimi 20 anni da Stefano Busà".

AVREI VOLUTO PORTARE NEL MIO LOCALE YVES MONTAND, IL PIÙ GRANDE

Nel racconto di Ghergherardo guidiardo Guidi c’è spazio anche per qualche rimpianto. "Mi porto dietro due grandi delusioni. Non essere riuscito a portare in Capannina Yves Montand, che peraltro è scappato da Monsummano senza mai più tornare in Italia. Per me è stato il più grande chansonnier mai esistito. E poi Ella Fitzgerald. Ho provato a contattarla la prima volta nel ’93, ma il suo agente mi disse che non stava bene e che ci saremmo risentiti l’anno successivo. Ho provato per altri tre anni, ma non c’è stato nulla da fare". I ricordi svaniscono, è tempo di guardare avanti. E’ iniziata la stagione numero 87, che per Guidi è come se fosse la prima. "La Capannina mi ha dato la forza di andare avanti e visto i tempi in cui viviamo, mi auguro che sia una buona stagione. Speriamo nel sole, se c’è lui in Versilia brilla tutto. E noi cercheremo di far passare un’altra splendida estate a chi viene qui da noi".