Giacomo Bulleri, dal paese di Pinocchio per cambiare la ristorazione a Milano

A Pietrasanta il nuovo locale per raccontare un capitolo in più  di un'avvincente storia imprenditoriale

 

Writer: Virginia Volpi


Da Collodi, il paese di Pinocchio, a Milano. Come il burattino di legno, con il sogno di diventare uomo. È il 14 giugno 1925 quando nasce Giacomo Bulleri: la guerra, finita da non troppo, aveva lasciato dietro di sé una generazione di bambini che ai sogni avevano sostituito la paura. Ma non per Giacomo, che ha ben chiare fin da piccolo due cose: la curiosità e la voglia di cambiar aria. Ed è così che a dodici anni, armato di una buona dose di speranza, si imbarca su quel treno che lo porterà verso “Paradiso città”: Milano. Ma là non era semplice, c’era da sgobbare, lavare ininterrottamente piatti dei ristoranti e non contemplare il riposo. Ma era l’unica speranza che aveva Giacomo per poter dare una svolta alla sua vita e oggi possiamo dire che questa occasione non se l’è lasciata sfuggire.

Giacomo era curioso, attento, sveglio: doti che non sono passate di certo inosservate e che lo hanno portato presto a farsi notare. Dopo varie esperienze in diversi locali, apre il suo primo ristorante ‘Giacomo’ in via Donizetti ed è qui comincia una grande avventura. Una via strategica, che si snoda tra la camera del lavoro, il tribunale e un alloggio di studenti facoltosi, avvocati e magistrati. Qui viene proposta una cucina tipica toscana e uno che se ne innamora particolarmente è l’architetto Renzo Mongiardino. Sarà un colpo di fortuna perché quando arriverà lo sfratto da via Donizetti, l’architetto Mongiardino sarà colui che si proporrà di rifare tutto il nuovo locale in via Sottocorno.

Nel frattempo bussa alle porte la seconda guerra mondiale e Giacomo decide di lasciare temporaneamente il ristorante per entrare a lavorare nelle ferrovie. Ma non ci resiste molto e, quando conobbe e sposò Miranda, decise di tornare subito nel suo ambiente, aprendo una rosticceria con cibo d’asporto, tra cui la pizza, che allora non la mangiava quasi nessuno.

Credo di aver avuto una grande fortuna nella mia vita: una famiglia molto unita che è riuscita a creare un grande progetto che ci coinvolge tutti. Ed è questa la nostra ricchezza: siamo una vecchia famiglia tradizionale, un cerchio che ci terrà uniti per sempre.

Tiziana Bulleri

Passano gli anni e si arriva al 7 marzo 1960: nasce Tiziana Bulleri. E come tutti i figli di ristoratori, la piccola Tiziana cresce nel ristorante: “Dopo scuola mangiavo lì, facevo lì i compiti, tutto lì. A quattordici anni sono entrata a tutti gli effetti a lavorare e poco dopo sono andata a gestire l’attuale locale in via Sottocorno per vent’anni”.

La particolarità della famiglia Bulleri è che si muove in gruppo, unita, un nucleo familiare compatto che gestisce in modo equo tutte le proprie attività. Come il Bistrot, la Tabaccheria, la Rosticceria, la Pasticceria (dove attualmente lavorano le due figlie di Tiziana), lo storico Giacomo, L’Arengario, il bar del Palazzo reale e, l’ultimissimo, Giacomo a Pietrasanta: tutti curati dallo studio di architetti Roberto Peregalli e Laura Sartori Rimini.


“E’ accaduto tutto per caso, - continua Tiziana - un giorno mi ha contattata il mio commercialista per farmi vedere un locale in vendita nel cuore del centro storico di Pietrasanta. Appena visto, me ne sono innamorata. In particolare del giardino, che ha qualcosa di veramente speciale”.

Così Tiziana non ci ha pensato due volte, ha coinvolto un’amica, Rossana di Pasqua, e si è messa all’opera. In meno di un mese il locale non solo era già pronto e aperto al pubblico, ma era come se lì ci fosse sempre stato. “Serviamo piatti tradizionali, ma originali con ingredienti talvolta ricercati: ci piace dare una valida scelta al cliente. Il tutto condito da una buona dose di cordialità e da un’atmosfera “di casa”.

L’evoluzione del gruppo Bulleri avviene anche grazie all’imprenditore Marco Monti, marito di Tiziana, che da sempre cura e gestisce le attività di famiglia. È lui che ha incalzato la moglie nell’acquisto del locale a Pietrasanta dove sorgeva il ristorante Salani, per trasformarlo in una nuova avventura che andava ad arricchire tutto il patrimonio costruito negli anni. E oggi che siamo a stagione estiva finita, con il cielo grigio e quell'aria fresca di autunno, possiamo dire che è stato un grande successo.

Tre anni fa, a 90 anni, Giacomo Bulleri ha ufficialmente smesso di lavorare, ma non di visitare costantemente i suoi amati locali, per ritrovarvi parenti e amici. Spesso si è fatto vedere anche a Pietrasanta, dove è arrivato ogni week end munito del suo panama e del suo completo gessato. Sempre distinto, elegante e con in tasca il suo motto migliore: “Non mi hanno ucciso le bombe, non mi può uccidere nient’altro”.