Filippo Margheri presenta il suo nuovo album "Indipendenza"

Abbiamo intervistato Filippo Margheri, cantautore di Prato, ex frontman dei MiiR e dei Litfiba che ci ha presentato il suo album di inediti "InDipendenza". (servizio di Gabriele Michi). Undici pezzi appassionanti che ci trasportano in varie declinazioni del rock. Lui stesso, su sul sito ufficiale www.filippomargheri.com presenta così il suo nuovo lavoro:

È grazie ad un profondo e costante percorso intimista che prende forma il mio progetto solista, ‘InDipendenza’, album interamente mixato dal sound engineer, nonché musicista e produttore, Fabrizio Simoncioni e dal tecnico del suono Ben Frassinelli, presso DPot Studio di Prato. L’album si presenta con undici tracce.

InDipendenza. Il titolo del disco la fa da padrone con una doppia valenza. Avvicinandomi ai quarant’anni, è cresciuta sempre più forte in me l’esigenza di raggiungere una totale indipendenza, sotto tutti i punti di vista, ma, purtroppo, la realtà delle cose, mi ha mostrato quanto si dipenda da tanto e di tanti. Il lavoro, gli aspetti economici, i pregiudizi, le religioni, le convenzioni sociali, il benessere fisico, gli affetti: per tutto questo e molto altro è fortemente inscindibile il legame a dogmi e automatismi che ci incatenano. Negli ultimi anni ho lavorato molto sulla mia persona, sia da un punto di vista mentale che spirituale: ho fatto indagini e riflessioni alla ricerca della comprensione di cosa ci vincola e ci assoggetta, per cercare di smurare i mattoni di questo castello, il quale può sembrare una splendida reggia, ma in realtà, non è altro che una fortezza, una rocca, che cinge e costringe.

InDipendenza è il disco della maturità, a tutto tondo, anche per la musica. Anche in questo ho fatto analisi e studi, per evolvere e raggiungere una nuova dimensione che tocca i testi, gli arrangiamenti e le strutture dei brani. Sonoricamente ho cercato di allontanarmi dai classici cliché del pop rock e da tutto quel di più, che molto facilmente, diventa quel di troppo: ho destrutturato per poi cercare le origini. Con la voce e le melodie ho sperimentato la spazialità, cercando, attraverso più livelli e più piani sonori, di far avvertire, oltre al suono, lo spazio. Le sonorità sono a servizio dell’interpretazione delle parole.