DA PISTOIA A BAKU PER IL BRAZILIAN JIU JITSU: LA FAVOLA MONDIALE DI IRENE MUNGAI

Intervista a Irene Mungai, atleta ventunenne della società Fight Gym-Rio Grappling Club Pistoia.

Writer: Laura Maccioni


Grazie ad una combattutissima medaglia di bronzo agli europei di Belgrado, Irene Mungai vestirà tra pochi giorni la maglia della nazionale italiana FIGMMA ai mondiali di Grappling UWW, che si disputeranno il 19-20 ottobre a Baku, in Azerbaijan.

Raccontaci in poche parole cos’è il Brazilian Jiu Jitsu, ma soprattutto cos’è per te questa disciplina ?
Il Brasilian Jiu jitsu per me è una forma di rinascita. L’ho incontrato per caso nel mio cammino in un periodo particolarmente buio ed è stato come essere travolta da un’ondata di positività ed allegria. È un riscatto personale, un sassolino da una scarpa che avevo bisogno di togliermi, un’opportunità per dimostrare a me stessa quanto sia più facile sognare in grande, piuttosto che chiudersi tra le mille paranoie che solo i ventenni, come me, riescono a farsi. Sul tatami ho imparato ad affrontare i problemi che inevitabilmente la vita ti pone davanti. Dal rialzarsi dopo una brutta caduta, al ricercare l’insegnamento nella sconfitta e non solo nella vittoria.

Qual è l’evento più significativo di tutto il tuo percorso sportivo ?
Mi auguro di non averlo ancora affrontato. Sono solo all'inizio di questo percorso e certamente spero di poter puntare sempre più in altro senza mai dovermi accontentare di ciò che ho tra le mani. Ad ogni modo uno degli eventi che più mi ha segnato è stata la mia prima gara. Giocavo in casa ed era da un anno che non mettevo piede sul tatami. Avevo perso dimestichezza con le sensazioni del pre-gara, e ritrovarmi lì a dover gestire tutte quelle emozioni, mi ha fatto riaffiorare dei ricordi di quando da bambina ho fatto le prime gare di judo. A quel punto mi sono resa conto che stava davvero iniziando un nuovo capitolo sportivo della mia vita.

Com’è essere una promessa italiana di quest’arte marziale?
Non mi sento una promessa italiana, mi sento semplicemente una ragazza con tanti sogni e tanta voglia di realizzarli. Soffro molto la consapevolezza delle aspettative degli altri, e soffro ancora di più le aspettative che ho io stessa nei miei confronti.

Alle porte del mondiale, quali sono le tue principali sensazioni?
È il secondo mondiale a cui partecipo con la maglia dell’Italia, non sono esattamente la donna più tranquilla del mondo, ma con mio grande stupore vi dico che mi sento più serena del solito. So di essermi allenata molto, e di aver dato il massimo. Spero di divertirmi e di poter riportare bei ricordi da Baku.

Quanto incide non avere nessuno del tuo team al tuo fianco o pensi possa essere una spinta in più per dare il massimo? Potresti scoprire lati nuovi di te, non credi?
Credo che la mia squadra abbia un bel modo per starmi accanto nonostante la distanza, anche durante la preparazione mi sono stati vicini e certamente sarà così anche durante il Campionato Mondiale. Nelle scorse edizioni ho passato tutto il tempo in videochiamata con i miei familiari ed il mio maestro Alberto Tesi (nella foto in evidenza), che mi hanno saputo supportare, calmare e consigliare nei momenti opportuni. Mentirei se dicessi che avere Alberto alla sedia o non averlo è la stessa cosa, ma come mi hanno sempre insegnato: adattarsi, improvvisare e raggiungere lo scopo.

Abbiamo conosciuto la campionessa di Brazilian Jiu Jitsu, ma chi è realmente Irene?
Bella domanda! Diciamo che sono una atleta convinta, innamorata del proprio sport, sono una ragazza giovane che dà il massimo per trovare la propria strada, nonostante tutti i “ma ed i forse” dell’età che mi porto dietro. Lavoro, studio, mi alleno e cerco di trovare il tempo per coltivare le passioni che ho, come la musica, la fotografia ed il cinema. Insomma, se dovessi fare una richiesta ai “piani alti”, chiederei una giornata di 48 ore.

Quali sono i tuoi propositi lavorativi ? Pensi di “lottare” anche in futuro con il mondo dello sport?
Come vi ho detto sono ancora “work in progress”. Ad oggi vi direi che mi piacerebbe lavorare nel mondo dello sport, perché amo questo ambiente, amo l’impatto che ha avuto su di me e su molte persone che mi circondando e perché, fondamentalmente, a 21 anni ho un sacco di bellissimi ricordi.

Quanto è rilevante l’Irene campionessa nella tua quotidianità ?
L’Irene Campionessa non esiste. Esiste una sola Irene che crede in ciò che fa.

Qual è il tuo MUST nella vita?
Lasciare un segno.