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Paolo Ruffini: "Porto in scena la leggerezza e il senso di libertà della mia Livorno"

La tua carriera ha mosso i primi passi con gli esperimenti di doppiaggio in vernacolo livornese del Nido del Cuculo. Quasi vent’anni fa, quindi, sei stato il primo youtuber d’Italia da milioni di visualizzazioni, anticipando i tempi.
Sì, erano altri tempi. Non c’erano Facebook, Twitter e Instagram. Non c’era niente e questi spezzoni riscuotevano un grande successo. Cominciammo a fare degli spettacoli dove i doppiaggi erano protagonisti e poi, col tempo, sono diventati sempre più una piccola parte di un varietà molto più complesso, che prevede musica, coinvolgimento, monologhi, riflessioni. Adesso “Io? Doppio!” è diventato più che uno spettacolo: un grande evento, un happening sociale, familiare, amichevole. Qualcosa difficile da raccontare. I doppiaggi ora occupano solo una quota di uno spettacolo che dura più di due ore, a seconda di come mi guida il pubblico. “Io? Doppio!” continua ad andare in scena in teatro, anche in questo periodo, ma in una veste diversa che vede protagonisti anche gli attori della compagnia Mayor Von Frinzius, dei ragazzi davvero “UP” con la sindrome di Down, che stravolgono la versione classica dello show portando sul palco la propria autenticità e una comicità feroce che non risparmia niente e nessuno. Saremo il 24 marzo al Teatro Verdi di Pisa e il 25 marzo al Teatro Verdi di Montecatini Terme. Bisogna levarci dalla testa che raccontare certe cose è tabù, con leggerezza si può e si deve parlare di tutto, mai scambiarla con sciocchezza”.

La copertina del 4° numero di Must Review*

Il concetto di leggerezza di cui spesso parli, in contrasto con una società come quella attuale che spesso trasmette messaggi negativi, richiama un atteggiamento verso la vita tipico dei toscani. Quanto sei legato alla tua terra e in particolar modo alla tua Livorno?
A Livorno non ci si prende mai troppo sul serio, se su un argomento non ci puoi scherzare allora vuol dire che c’è qualcosa che non va. Se dici una bischerata a Livorno, e la dici verso il mare, la bischerata diventa lirica e vola lontano, oltre l’orizzonte. Un aspetto che caratterizza da sempre l’essere artista a Livorno. Quando penso alla mia città penso a Piero Ciampi, a tanti poeti maledetti che riuscivano a sfogare la solitudine realizzando componimenti che potevano essere vicini anche a qualcun altro. La capacità empatica di Livorno deriva secondo me dal fatto che quando pensi al mare pensi a qualcosa che non finisce mai, come il cielo. E ciò che pensi e crei a Livorno è come se avesse una poesia in più. Quello che porto sempre con me è il grande senso di libertà che si respira nella mia città. Un aspetto che cerco di trasferire anche sul palco e in particolare a teatro, provando ad annullare le distanze tra pubblico e platea”.

Quella dell’ottimismo è da sempre una filosofia che ti caratterizza, anche in virtù del tuo costante impegno in ambito sociale. Spesso amalgamato con l’attività artistica nei teatri.
Credo che il teatro sia un’urgenza. Come dico sempre: al cinema gli attori sono grandi, in tv sono piccoli a teatro invece sono semplicemente veri. Proprio per questo ho deciso di scommettere su Up&Down, uno spettacolo comico e commovente che ho scritto e diretto con Lamberto Giannini e con protagonisti i ragazzi della compagnia Mayor Von Frinzius. E dove l’imprevedibilità e l’irriverenza accompagnano gli spettatori in un viaggio che racconta la meraviglia di essere speciali e la bellezza potente della vita espressa attraverso le diversità. La funzione del teatro, secondo me, è proprio questa: mettere in comunicazione il pubblico con chi sta sul palco e viceversa, abbattendo delle barriere e soprattutto cercando di essere tutti quanti abili e non (dis)abili a fare qualcosa. L’abilità su cui noi puntiamo è la felicità, probabilmente il disabile non è uno che “non è capace di” è soltanto qualcuno che, purtroppo, incontra qualcun altro che gli dice “te non sei capace di”. Ecco, secondo me, questa barriera è totalmente inutile: bisogna cercare di capire che dobbiamo essere tutti quanti abili a migliorarci e a essere felici. La resilienza è la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare la propria vita dinanzi alle difficoltà. Tenacia e grinta, perché nella vita non volersi divertire è un peccato e perché ridere fa davvero bene alla salute”.

Info e date dei suoi spettacoli: paoloruffini.it