Luca Bacchetti, dalla prima consolle in Garfagnana al Tomorrowland

Writer: Laura Maccioni


Luca Bacchetti è ormai un’ istituzione nel panorama italiano e mondiale della musica elettronica. Oggi lo puoi vedere in giro per il mondo come una star della consolle nei più grandi festival, ma la sua storia è iniziata in Toscana, precisamente in Garfagnana, dove ci sono le sue origini e la sua famiglia. I suoi lavori sono stati stampati da label come Wagon Repair, Tenax Recordings, Sci+Tec ed è quasi impossibile incasellare la sua arte: le sue sonorità vanno dall’house alla minimal, senza mai però conformarsi in maniera decisa a nessuna etichettatura. Ha la straordinanria capacità di dare l'inizio ad un viaggio tra suoni, voci ed elementi naturali.

Prima di entrare nel dettaglio della tua musica vorrei inquadrare il vero artista, la parte più nascota di te, quella che sin da bambino colorava i tuoi sogni: chi è realmente Luca Bacchetti ?

“Hai detto la parola chiave! Colorare! Da piccolo disegnavo moltissimo, i miei genitori si sono accorti presto che in me c'era l'arte. Non credo sia mai stata una parte nascosta, piuttosto un modo di intendere la musica ed il club in modo ancora da decifrare. Ho sempre la sensazione, nonostante abbia girato moltissimo, di non essere ancora stato capito del tutto: sento che ho ancora molto da dire”.

Hai sempre desiderato far questo nella tua vita o ti eri aperto altre porte in passato? O magari chissà, pensi di farlo per il tuo futuro ?      

“All'inizio la musica non era al centro della mia vita, ma dai 14 anni in poi è stata come un’ossessione e continua ad esserlo tutt'ora. Sono convinto che la musica sarà sempre parte integrante di qualsiasi progetto futuro. Sai che c’e’ una musica per qualsiasi occasione?”.

Come ti sei avvicinato al mondo della musica?

“Ascoltando la radio che mia madre accendeva la mattina a casa, ho ancora dei vaghi ricordi di una Moonlight Serenade di Glenn Miller. Dall’eta di 7/8 anni in poi sono entrato nella banda musicale del mio paese. Dopo aver frequentato il Liceo Scientifico ho iniziato a fare radio in alcune realtà locali; per 12 anni ho suonato come DJ nei locali della provincia di Lucca,  poi nel 2001 ho iniziato ad avvicinarmi agli studi di registrazione e a dar vita alla mia musica”.

Se ti chiedessi una TOP FIVE della tua carriera, quali sono state le cinque tappe importanti nella tua crescita artistica?

“In ordine cronologico… potrei dire:

La scoperta dell’hip hop nel 1988. Oggi sembra una cosa normale, ma ti giuro e’ stata una folgorazione!

La radio: una scuola importantissima. Ti insegna il ritmo, ti aiuta a svilupparlo, ed è un' occasione per conoscere musica nuova. All’epoca non c’era Spotify, c’erano le radio che avevano i dischi prima di tutti!

I primi anni dedicati alle produzioni: capire che alla fin fine comanda la musica e che un ragazzo di provincia può arrivare dove vuole se conosce il sacrificio ed ha buone idee.

Viaggiare, conoscere e vivere altre culture: 80 paesi sono tanti, tutte queste immagini, momenti ed emozioni sicuramente condizionano quotidianamente quello che faccio.

L' adesso, il 2018: Sto mettendo a fuoco molte cose, l’album, i musicisti con cui collaboro, le persone che lavorano con me… e quest’aria di cambiamento che non ti nascondo è una delle cose più eccitanti con cui ho avuto a che fare”

Ci sono serate, eventi della tua corsa artistica che tuttora ti fanno venire la pelle d'oca ogni volta che riaffiorano la tua mente?

“Ogni serata ha qualcosa di speciale, che tu sia a Tokyo, New York, Buenos Aires o su una spiaggia Caraibica, le emozioni alla fine si assomigliano moltissimo, se devo ricordare un momento forse il più speciale, sicuramente il fatto di aver suonato al Burning Man dove tornerò anche questo Agosto. Ogni posto dove la natura fa da padrona è un posto dove con la musica ci si può spingere oltre”.

Sappiamo che il tuo nome si è spostato oltre oceano, come descriveresti la tua esperienza americana? Ha rispettato le tue aspettative? Cosa ti ha lasciato musicalmente parlando? 

“Gli Stati Uniti vivono di contraddizioni continue, ma non possiamo certo ignorare l’ Heritage musicale che questo paese ha dato al mondo. Per quanto riguarda la dance music tutto è partito dalla black music. Suonare in America mi ha dato modo di conoscere le città da vero amante della musica. Può succedere solo a New York che ti invitano ad un party privato e seduti accanto a te ti ritrovi Brian Eno e David Byrne. La sensazione credimi e’: Mamma mia, che viaggio questo lavoro”.

Cosa ti ha portato a lasciare l’Italia e cosa pensi della situazione del nostro paese in riferimento alla scenario musicale? Credi ci sia spazio per i giovani talenti o è necessaria la "fuga degli artisti" ? 

“Nonostante abbia vissuto all’estero, l’Italia alla fine non l’ho mai lasciata. Il nostro paese lo si vuol lasciare perché qui è molto più complicato lavorare bene. È un castello di carta tenuto in piedi da quelli che invece di accettare i cambiamenti, ed abbracciare il nuovo, hanno guardato solo al proprio interesse, cavalcando l'ignoranza. Ad un giovane direi: parti, datti da fare, lavora duro, fai esperienze, soffri, divertiti, ma porta dentro di te la tua Italia”.

Parliamo della tua musica, raccontaci del tuo progetto principe, cos'è ENDLESS?  Da cosa è nato questo tuo progetto ?

ENDLESS è la mia label, dove mi sento a casa, dove pubblico i miei lavori e quelli di molti altri artisti, alla base di tutte le scelte la ‘liberta’’ di fare quello che piace a me senza essere soggetto a troppe dinamiche se non a quelle determinate da una innata vocazione al bello, alla semplicità, e quella cosa che non riesci mai ad afferrare”

Quest'estate partirai per il tuo classico tour in giro per il mondo; suonerai al Tomorrowland, al Burning Man, oltre che ad Ibiza, al WooMooN e Heart s. Qual è il tuo segreto? Come si gestisce la pressione? 

I primi anni gestire la pressione era molto difficile, passare dal club della tua città’ allo Space di Ibiza non e’ stato semplice: ansia, panico, insicurezza prendono il sopravvento. Poi arriva un momento in cui rimane la tensione buona, se ne va quella cattiva e forse è lì che si inizia a fare sul serio”.

Dopo ormai 25 anni di carriera , tra viaggi e numerose esperienze internazionali  cosa ti ha spinto a realizzare il nuovo album nella tua terra d'origine? Avevi bisogno di riassaporare il passato per guardare al futuro ?

“Questo album è la cosa più emozionante che abbia mai realizzato. Sono cresciuto, sono sicuramente diverso, mi sono scoperto attaccato alle cose belle dell’Italia come mai nella mia vita. Volevo che il disco fosse registrato dove tutto e’ cominciato, nella mia terra. Abbiamo montato uno studio mobile in un bungalow immerso in un bosco presso il bellissimo resort de il Ciocco http://ciocco.it/en-us/. Quando un cittadino del mondo riesce a capire quanto possa essere bello il suo paese, inevitabilmente gli si stampa in faccia un sorriso”.

Per ultimo ma non per improtanza: il tuo MUST nella vita ?

Fai sempre quello in cui credi ed ascolta solo le persone che veramente ti vogliono bene”.