Ale Lippi, da Viareggio a Radio DeeJay: "Un sogno lavorare con i miei idoli"

In Toscana, il prossimo 13 luglio, all’ Ippodromo Sesana di Montecatini, sarà insieme alla famiglia di Radio DeeJay, per il grande evento DeeJay Time Reunion. A 20 giorni dallo show, abbiamo deciso di intervistarlo perché è toscano come noi ed è un nostro amico, oltre che uno di quei ragazzi che a noi piace perché ha coltivato un sogno ed è riuscito a realizzarlo. Parliamo del viareggino Alessandro Lippi che, ormai, per tutti è semplicemente Ale Lippi.


Da qualche anno sei entrato a far parte della famiglia di Radio Deejay. Un sogno per molti ragazzi della tua generazione, ma anche di quelle precedenti. Anche per te è un sogno realizzato? 

Assolutamente sì. Sono uno di quei ragazzi cresciuti con il mito di Albertino e del Deejay Time. Ogni tanto mi impongo di fermarci e pensarci, perché spesso quando si è dentro le cose se ne perde la loro essenza. Fermarsi, realizzare, pensare da dove si arriva ed essere grati di quello che ti succede è cosa buona e giusta per lo spirito”.

Cosa hai provato il primo giorno che sei entrato negli studi?

È stata una lunga gestazione. Per la mia tesi di laurea in Linguaggi dei Media presso l’Università Cattolica di Milano scelsi Radio Deejay come caso da analizzare. Erano i mesi in cui nasceva la nuova Deejay TV e la Radio stava migrando i suoi contenuti sul mezzo televisivo. Ecco la mia tesi analizzava proprio questo processo. Chiesi di poter intervistare il direttore Linus che gentilmente mi accolse nel suo ufficio e mi raccontò quello di cui avevo bisogno. Siccome volevo frequentare gli studi della Radio e incontrare il mio idolo Albertino, iniziai letteralmente a stalkerizzare varie assistenti che tutt’oggi mi rinfacciano simpaticamente quei mesi ma allo stesso tempo ci riconoscono una grande determinazione. Poi, un paio di anni dopo, ho iniziato a lavorare per m2o che ha i suoi studi milanesi proprio al secondo piano di Via Massena 2. Bingo!”.

Originario di Viareggio e oggi ti dividi tra Milano e i maggiori festival musicali del mondo. Cosa ti porti dentro della tua città?

La serenità di sapere che esiste, la serenità di sapere che, comunque vadano le cose, comunque vada un progetto o una giornata di lavoro c’è pur sempre il mare e la mia famiglia ad aspettarmi e coccolarmi anche solo per qualche ora. Sono molto fiero delle mie origini anche se non ne sono ossessionato. Tra un corso di Carnevale e una giornata a Radio Deejay o a un Festival di musica ho sempre scelto la seconda”. 

Giornalista e autore di programmi radio e tv, tra gli altri Top Dj. La musica per te è un lavoro, ma anche la tua principale passione?

Questa è la mia vera grande fortuna. Sono riuscito a trasformare la passione sconfinata per la musica nel mio lavoro, declinandola in vari modi (TV, Radio, stampa). Per questo, anche nelle giornate più dure e difficili – e credimi che esistono anche se da Instagram non sembra – trovo la forza per superare gli ostacoli e lottare per raggiungere gli obiettivi che mi sono prefisso. Anche perché, se ami la musica, la gratificazione che ottieni da una canzone, da un evento, da un concerto, da uno show radiofonico e televisivo è impagabile”.

Qual è stato lo "Slinding Doors" della tua vita? Come è iniziato tutto? Lo sai che molti ci provano, ma pochi ci riescono a trasformare una passione, un sogno, una missione, in un lavoro. 

“Dopo tre anni di conduzione quotidiana in diretta radiofonica su m2o dalle 18 alle 20 mi ritrovai a scrivere e condurre un format che andava in onda solo nel weekend, dove raccontavo i protagonisti e i luoghi della musica elettronica con monografie e puntate tematiche. Nonostante fosse un format nuovo e se vogliamo ambizioso che mi portava via parecchio tempo, durante la settimana avevo comunque un po’ di tempo libero. Siccome non ero un fan del tempo libero mi proposi ad Albertino come suo collaboratore a titolo gratuito. Come ti ho raccontato prima, gli studi m2o e Radio Deejay a Milano sono confinati e quindi cercavo un contatto. Alberto accettò e così iniziai a scrivere contenuti per lui. Evidentemente gli piacqe il mio metodo di lavoro perché mi chiese se avessi voluto far parte della sua nuova squadra su Radio Deejay che a giugno avrebbe iniziato le trasmissioni dall’Aquafan di Riccione. Ti puoi immaginare come mi sono sentito. A Ottobre 2013 ho iniziato a lavorare per lui, a giugno 2014 ero a Riccione. Un sogno. Una nota a margine: siccome il modo in cui persi la diretta quotidiana su m2o fu traumatico, volevo semplicemente dire che la storia che una volta chiusa una porta si apre un portone è vera. Ho sofferto molto, non mi sono perso d’animo e ho subito cercato un’altra strada. Non l’ho mai detto a nessuno perché non mi piace piangermi addosso, ma adesso che sono passati cinque anni, ormai la considero acqua passata”.

Che consiglio daresti a tanti giovani che tentano di realizzare i propri sogni?

“Proprio questo, di non mollare mai di fronte alle prime difficoltà. Di inseguire sempre i propri sogni fino a quando e come è possibile. Se una passione brucia dentro così forte prima o poi qualcuno si accorgerà delle fiamme che escono dal tuo cuore e dai tuoi occhi. Sembrano concetti banali fin quando non ci sbatti contro. Io credo nella passione”.

Torniamo alla musica: pensi anche tu che, soprattutto in Italia, la disco dance sia in crisi? E' colpa delle discoteche che non sono più i luoghi di aggregazione degli anni '80 e '90? O sono altri i motivi?

Potrei parlare con te di questo per ore. Proverò a essere breve. La musica dance ed elettronica non è assolutamente in crisi. Tutt’altro. Sono semplicemente cambiate le dinamiche con cui viene proposta e gli standard di fruizione che in Italia non siamo stati in grado di intercettare in tempo. Il mondo della notte non è più il mondo nuovo, sperimentale, spensierato degli anni novanta. Oggi l’intrattenimento notturno di alto livello è un business strutturato e gestito da figure istituzionali e professionali che lo promuovono e organizzano come una qualsiasi altra forma culturale. In Italia la discoteca è ancora un concetto legato allo sballo, alle stragi del sabato sera, al disagio, ma non è più assolutamente così! C’è bisogno di un salto culturale in avanti per far ripartire la notte italiana che a livello di offerta e location non ha niente da invidiare al resto del mondo. Non solo i lavoratori comuni, ma anche i dj italiani sono costretti ad emigrare per avere successo (Benny Benassi, Marco Carola, Tale Of Us, giusto per citarne tre). In Italia mancano le strutture adeguate per esaltare i giovani dj che in Italia sono tantissimi (Merk & Kremont, SDJM su tutti). Manca un sistema che sappia gestire l’industria e coltivare il talento. Il parallelismo con il calcio è quello che mi piace fare. Ci sono ovviamente delle eccezioni che confermano la regola. Anche nel mondo della notte italiana c’è la Juventus, ma non stiamo più giocando il mondiale. Conosco delle situazioni che mi fanno ben sperare per una rinascita. Oltre a tutta questa filosofia c’è anche da dire che una burocrazia troppo severa, non equa e ingiusta non permette di organizzare eventi in serenità e penalizza chi desidera portare intrattenimento musicale in Italia. Ogni cosa sembra impossibile, i costi di gestione sono insopportabili e il potere d’acquisto nettamente inferiore a vent’anni fa. Tutte queste cose insieme rendono complicata la situazione”.

E' estate e sicuramente tornerai qualche settimana nella tua Viareggio. Cosa pensi della tua città e della Versilia anche da un punto di vista di proposta musicale?

Penso che Viareggio sia una Ferrari con le chiavi sul cruscotto parcheggiata in un garage. Ho avuto la fortuna di visitare tantissime località di mare e credimi, come Viareggio non ce n’è. La natura, gli spazi sconfinati delle spiagge sono unici eppure da anni non si riesce a mettere in piedi eventi di rilevanza nazionale e internazionale. Mi fa ben sperare invece l’accordo tra il sindaco di Camaiore Alessandro Del Dotto e da D’Alessandro, amministratore delegato della Di And Gi per la riapertura dell’area concerti Bussoladomani a Lido Di Camaiore. Viareggio potrebbe e dovrebbe fare molto di più. Ha delle location spaziali. Penso alla Cittadella del Carnevale dove qualche anno fa David Guetta e Paul Kalkbrenner si esibirono con migliaia di persone davanti, ma il quartiere protestò per i rumori… Così non andiamo da nessuna parte. Ci vorrebbe più elasticità da parte del cittadino e più intraprendenza da parte delle istituzioni. E lungimiranza nel capire che quella musicale è una nuova forma di turismo che aiuterebbe a far ripartire una zona”.

Con la famiglia di Radio Deejay, il prossimo 13 luglio, sarai in Toscana, a Montecatini, per il grande evento della Deejay Time Reunion. Uno show che sta facendo impazzire l'Italia e mette insieme molte generazioni. Cosa ci dobbiamo aspettare?

Hai centrato in pieno il tema. Quello del Deejay Time è uno show che unisce tre generazioni. È una delle chiavi di lettura del mio documentario ‘And The Heads Keep On Movin’ (girato dal bravissimo videomaker Enrico venturi) che racconta la storia di Alebrtino, Fargetta, Molella e Prezioso sottolineando anche questo aspetto. Credo che lo spettacolo piaccia tanto perché mescola sapientemente il passato al futuro. Le hit che ci hanno fatto scatenare negli anni novanta sono accompagnate da una messa in scena all’avanguardia che si vede solo nei grandi festival internazionali. Le luci, i colori e la grafica sono bellissimi. E la musica poi, vabbè quella parla da sola… Assolutamente da non perdere, credetemi….”

Qual è il segreto di Albertino, Fargetta, Prezioso, Molella per restare sempre riferimenti musicali anche a distanza di decenni?

La curiosità e l’essere i simboli di un’età dell’oro musicale che ha cambiato per sempre la musica e la vita di tante persone. Per molti, saranno per sempre il simbolo della giovinezza, della gioia, del primo amore e del primo bacio”.

La foto di Ale Lippi è di Giovanni Gastel.

Guarda il video Anteprima di DeeJay Time Reunion.