STEVE JOBS E L'AMORE PER FIRENZE, ECCO COME IL GENIO SI ISPIRAVA IN TOSCANA

di Giacomo Bernardi


Se dovessimo risalire il fiume dell'immensa creatività di Steve Jobs fino alla sorgente, troveremmo quattro fonti che lo hanno alimentato costantemente: lo zen, il buddismo, il Bauhaus e il Quattrocento fiorentino. Nel 1992, rispondendo per fax ad un gruppo fiorentino che all'epoca già commercializzava i suoi computer NeXT nel centro Italia, Jobs promise di far loro visita a “Firenze, a city I love”. Un amore vero, quello del genio americano per Firenze, che andava oltre all'ammirazione per la storia e l'arte del capoluogo toscano. Firenze è stata infatti una delle maggiori fonti d’ispirazione per le creazioni di Jobs. L’armonia, l’equilibrio, lo stile e la bellezza dell’arte e dell’artigianato fiorentino sono gli ingredienti principali dei prodotti ideati nel corso degli anni da Steve Jobs e dai suoi collaboratori, con cui spesso si recava in Toscana per ammirare, per ispirarsi. Non era raro, inoltre, che nelle mitiche e ormai storiche presentazioni, Jobs mostrasse al mondo intero la cupola del Brunelleschi, la 'Primavera' del Botticelli o la porta del Battistero del Ghiberti, come esempio di perfezione, di indissolubile unione tra scienza e arte. Ecco cosa ammaliava Jobs nelle sue trasferte fiorentine: la ricerca ossessiva della perfezione nei dettagli, anche in ciò che non si vede. "Se sei un falegname non appiccichi un foglio di compensato sulla parte posteriore perché tanto non si vede, se sei un artista, invece, lo fai". Questa frase veniva continuamente ripetuta da Jobs ai collaboratori che gli mostravano un progetto non all'altezza della sua idea di qualità. Come nella cupola di Santa Maria in Fiore non c’era una muratura, nel Mac non doveva esserci neppure una vite, anche nella parte non visibile.

Nell'estate del 1985, poco prima di essere allontanato dalla Apple, Steve Jobs si recò in Europa per un viaggio e da allora la Toscana divenne la sua meta principale. Noleggiò una bicicletta e si immerse totalmente nella città di Firenze. Jobs osservava in silenzio l'architettura, l'artigianato, i colori e i materiali che componevano la città. Una full immersion destinata a lasciare per sempre il segno nella sua creatività. Vent'anni dopo, nel 2005, tutti gli Apple Store del mondo, da New York a Tokyo, furono pavimentati con la pietra serena che Filippo Brunelleschi utilizzò nei suoi capolavori per preciso volere dello stesso Jobs. Nella copertina della sua biografia ufficiale redatta da Isaacson, Jobs viene ritratto nella sua postura classica, ovvero con la mano che tocca il mento.  Una citazione quasi testuale dalla scultura che raffigura Niccolò Machiavelli collocata in una nicchia del loggiato degli Uffizi a Firenze, che manifesta splendidamente la capacità meditativa del personaggio. Tutte le opere di Steve Jobs sono un meraviglioso parallelismo del quattrocento fiorentino. Equilibrio, armonia e bellezza. Elementi che il genio ha estrapolato da Firenze e fatto suoi, regalando al mondo intero prodotti rivoluzionari, perfetti. "È il matrimonio tra tecnologia e arti liberali, fra tecnologia e discipline umanistiche a fare la differenza. Leonardo da Vinci era un grande artista e un grande scienziato. Non era un caso. Le cose non erano slegate".