"MISTER VENTURA CI FECE PERDERE IL TORNEO DELLA SCUOLA CONTRO I GEOMETRI, ALTRO CHE SVEZIA E MONDIALI"

Writer: Andrea Spadoni

PISTOIA

Inverno 1991, campo sportivo “Frascari” di Pistoia, che per quelli che sanno qualcosa del calcio a Pistoia, è semplicemente il Boario. Luogo di sogni e di battaglie, di sabbioni e fango. Di urla di gioia e di ginocchia sbucciate. Ricordi di quando andavi a giocare le partite con gli amici, con la maglia del tuo piccolo paese e tutto sembrava grandissimo e meravigliosamente bello. Ricordi di quello spicchio di città che ha raccontato migliaia di storie di intere generazioni e di sguardi persi nelle speranze di chi si approcciava a diventare grande allo scoccare del terzo millennio, che si scorgevano dai finestrini del treno che passava accanto alla tribuna in prefabbricato e spezzava il ritmo delle partite. Anche Gian Piero Ventura, che oggi per l'intera nazione è la più grande sventura del calcio moderno in Italia, è stato in quel campo così affascinante e intriso di emozioni. Si è seduto su una di quelle panchine improvvisate, con le seggioline arrugginite e i segni di qualche pugno scagliato dagli allenatori alla fine di una partita.

Il frame è quello di una partite delle scuole pistoiesi. Il mitico torneo provinciale delle “superiori”: roba a metà tra “Fuga per la vittoria” e “College”, con i ragazzi in campo a darsele per novanta minuti e le femmine sulle tribune a fare il tifo per i compagni di classe o di ricreazione. Finte, contro finte, calzettoni abbassati, dribbling e qualche scivolata ai limiti del regolamento. Tutto per fare colpo su quella della 3° C che è figa quando si mette la gonna o quella della 4°F che si mette sempre le maglie strette perché è già formata. Partite che si aspettavano per mesi, per un anno intero e giocarle da protagonisti era un privilegio.

Successe una cosa fantastica, quell'anno, a Pistoia. Gian Piero Ventura che di mestiere faceva il professore di educazione fisica all' I.T.I Fermi - Fedi di viale Adua, e come secondo lavoro allenava la Pistoiese, quell'anno appena promossa in serie C2, dopo due ottime stagioni in serie D, venne chiamato dalla “sua” scuola ad aiutare i ragazzi a vincere il torneo provinciale. Preside e professori, chiesero al futuro commissario tecnico della nazionale di calcio, di selezionare i migliori e metterli in campo nella sfida sentitissima e storica contro la formazione dei futuri geometri pistoiesi.

“La tradizione era a favore nostro - racconta Alessio, uno degli studenti del tecnico industriale anno scolastico 1990/91 – e partivamo favoriti anche in quella partita. Io giocavo nella squadra Beretti della Pistoiese e quando mi dissero che Ventura sarebbe stato l'allenatore della nostra scuola, ero felicissimo. Ci dicevano che era veramente un bravo allenatore e, per me, che già vestivo la maglia arancione era anche una importante occasione per farmi vedere all'opera in campo dal mister della prima squadra. Tutti eccitati arrivammo al campo per vincere. Già eravamo più forti e con Ventura pensavamo di dominare. Loro avevano soltanto un bravo attaccante che giocava nelle giovanili della Fiorentina e uno a centrocampo che sapeva dove mettere la palla. La partita fu a senso unico a favore nostro, ma un lancio verso quel ragazzo della Fiorentina, ci condannò. Uno contro uno davanti al portiere e risultato finale 1-0 per loro. Una amara sconfitta che, ancora oggi, a distanza di quasi trent'anni ricordo bene. Eravamo arrabbiati e delusi anche da lui, il mitico Ventura, il professore che doveva farci vincere. Ci aspettavamo qualche consiglio tecnico, qualche mossa tattica durante la partita. Niente! Si limitava a dire ai difensori di salire. Per questo, dopo la partita di andata dello spareggio, quando ho visto come si erano messe le cose con la Svezia ho ripensato a quella partita persa al Boario: ma se non ci ha fatto vincere contro i geometri, come fa a portarci al Mondiale?”.

Una frase che a Pistoia, in questi giorni, ha fatto il giro della città. Colpa della modernità, dei social network, di Facebook, della viralità che, per noi, nati negli anni '70, al massimo voleva dire prendersi un virus. Invece è il famoso effetto cassa di risonanza: un post scritto dall'amico Giacomo è diventata la battuta dell'anno.

“Eravamo in macchina sabato sera (due giorni prima di Italia – Svezia a Milano) e parlavamo della partita dell'Italia - racconta Giacomo, l'autore del post su Facebook - sicuri di vincere e qualificarsi ai Mondiali. Alessandro, a un certo punto, ci fermò e ci disse: ma se ci fece perdere la partita dell'anno contro la squadra dei geometri, lasciandoci soli e senza consigli. Secondo voi ci porta ai mondiali?”.

E' andata così, come la partitella al “Boario” del '91. Ma è successo a San Siro, La Scala del calcio. Senza polveroni e treni che passavano. Di fronte agli occhi attoniti degli italiani e non di trenta ragazzine adolescenti. Gli avversari non erano i geometri, ma la Svezia, partita sfavorita come loro. Una sconfitta storica che ricorderemo bene anche tra trent'anni. Una sconfitta simile a quella che ha lasciato il segno nei corridoi del mitico I.T.I. Fermi - Fedi di Viale Adua, anche perché, quella che si metteva sempre la gonna poco dopo la partita dell'anno, si fidanzò. Con l'attaccante dei geometri. Una favola triste che, raccontata a chi, con Ventura, invece ha vissuto una delle stagioni calcistiche più belle della sua vita, fa aumentare la malinconia: “Ventura, calcisticamente, è come mio padre. Guai a chi me lo tocca – afferma Patrizio “Re Leone” Pazzini –. Mi ha allenato nella Pistoiese 1989: segnai 22 gol in campionato e 12 in coppa Italia. Arrivammo secondi in entrambe le manifestazioni, ma fu una stagione stupenda che mi fece crescere come uomo e calciatore grazie anche al lavoro del grande Giampiero. Mi dispiace quello che è accaduto con la Nazionale. Purtroppo, in questi casi, chi ci rimette è sempre l'allenatore”.