ADDIO A MARIO SPEZI, STORICO CRONISTA DEL MOSTRO DI FIRENZE

Si è spento nella notte di venerdì 9 settembre uno dei più importanti e influenti cronisti toscani del ventesimo secolo. Mario Spezi, giornalista di 71 anni, è morto a Firenze dopo aver lottato per anni contro una terrebile malattia. Ha fatto il suo esordio nel mondo del giornalismo collaborando inizialmente con Paese Sera e Nazione Sera. Poi, nel 1975 è passato al quotidiano fiorentino La Nazione, dove per oltre trent'anni si è occupato di cultura e cronoca giudiziaria. È diventato celebre in tutto il Mondo per aver legato la sua carriera professionale all'inchiesta sul 'Mostro' di Firenze, la serie di omicidi avvenuti nelle campagne fiorentine tra il 1968 e il 1985. Spezi, come ha sempre raccontato, entrò sui fatti della vicenda per puro caso: “Il giorno del duplice omicidio, giugno 1981, sostituii un collega nel “giro di nera” e venni a sapere del delitto sulle colline di Scandicci, andai lì e lo raccontai”. Spezi fu il primo a ipotizzare che quel delitto fosse collegato con altri due, avvenuti anni prima. Poco dopo la polizia confermò questa tesi, perchè i bossoli ritrovati erano gli stessi, così come la la pistola da cui provenivano, una Beretta calibro 22. E fu sempre Spezi a parlare per primo, dalle colonne de La Nazione, di Mostro e di serial killer.

Sulla vicenda del mostro di Firenze, Spezi ha scritto un libro in collaborazione con lo scrittore Douglas Preston: 'Dolci colline di sangue'. Nel romanzo il racconto divergeva nettamente dalla ricostruzione della magistratura. Per lui infatti il killer era una sola persona, niente e ache vedere quindi con i 'compagni di merende'. Il 7 aprile 2006 venne addirittura arrestato, assieme al collaboratore Michele Ruocco, su ordine della procura di Perugia con l'accusa di depistaggio, calunnia, concorso in omicidio di Francesco Narducci e turbativa di servizio pubblico, proprio in relazione alla sua indagine privata sui delitti del mostro. Rimase in prigione per 23 giorni prima che la Corte di Cassazione, in istruttoria, lo scagionasse completamente, definendo il suo arresto come privo di fondamento. Si tratta di un rarissimo caso di arresto per un "reato di parola" nella storia italiana del secondo dopoguerra. Sulla vicenda, in carcere scrisse anche un libro: 'Inviato in galera. Un giornalista in manette, l’aprile nero della libertà di stampa'. Sua la firma su molti articoli legati all’omicidio di Meredith Kercher a Perugia. Negli ultimi anni ha collaborato con la redazione de il Corriere Fiorentino.