UN'IDEA TOSCANA CONQUISTA LA GRANDE MELA: A NEW YORK NASCE LA PRIMA AVOCADERIA

Writer: Giacomo Bernardi


Un'idea sensazionale e mai vista prima, che in pochi giorni ha conquistato la città di New York. Stiamo parlando dell'Avocaderia di Francesco Brachetti, 29enne pratese, che insieme a due amici ha realizzato l'ambizioso progetto: un locale con offerte culinarie interamente a base di avocado.  Panini, toast, insalata, primi e dolci per un'offerta ampia e sfiziosa, in cui è possibile ritrovare ovunque il piacevole e fresco sapore dell'esotico frutto verde. Una sana alternativa alla pazza dieta americana, che sta letteralmente spopolando nella Grande Mela. Il 'bar avocado' di Brachetti ha aperto i battenti il 10 aprile e, nella sola prima settimana, i clienti sono stati più di 1500. Un successo immediato per un progetto che, adesso, non si pone limiti.


I titolari dell'Avocaderia sono tre amici: Francesco Brachetti, appunto, Alberto Gramigni e Alessandro

Gramigni, Brachetti e Biggi

Biggi. L'idea geniale viene in mente a Francesco che, dopo gli studi di Economia e Finanza alla Bocconi, stava lavorando in Messico per una società di e-commerce. "Lì ho iniziato ad apprezzare l’avocado, che è alla base dell’alimentazione messicana - ha raccontato a Millionaire, che si è occupato della vicenda - non solo il gusto, ma anche le proprietà nutritive. È ricco di vitamine e grassi insaturi. Ne ho parlato con Alessandro Biggi, un amico conosciuto all’università e già startupper di successo. Nelle sue pause pranzo a Seattle - spiega ancora il ragazzo pratese - Alessandro non riusciva a trovare un posto che offrisse un’alternativa salutare alla tipica dieta americana. In quel periodo, inoltre, stava crescendo il trend di importazioni dell’avocado dal Sud America. Ed ecco l’idea. Un bar avocado".

Detto, fatto. Ma al progetto mancava un esperto in cucina. Ed ecco allora che Francesco ha coinvolto il cugino, Alberto Gramigni, professione chef. E' lui ad occuparsi delle scelte sul menù e i prodotti. L'avocado arriva direttamente dal Messico, è biologico e interamente coltivato nel piccolo stato del Michoacàn da un consorzio di agricoltori locali. L'idea era già ottima, la magia di New York ha fatto il resto. "Abbiamo scelto New York perché è la città che offre più opportunità - racconta ancora Francesco - c’è tantissima concorrenza, è vero. E l’80% dei locali nel settore food chiude nel giro di un anno. Ma, se resti in piedi, hai la prova tangibile che la tua idea e buona e può essere replicata. È un test duro ma ti garantisce un’attenzione che non avresti in altre città degli States né tanto meno in Italia".

Oltre all'attenzione di Millionaire, i tre ragazzi hanno attirato anche quella dei più grandi media internazionali. Perfino il New York Times ha riservato una pagina per il progetto del bar avocado. E adesso, il team, pensa in grande. "Il nostro obiettivo è crescere sempre. Apriremo presto altri punti vendita, prima a Manhattan, entro la fine dell’anno, e poi in California. Fin da subito, abbiamo ragionato in un’ottica di business. Non pensiamo a un ristorante ma a un’impresa, una catena di bar avocado. Per farcela punteremo molto sul brand e per la promozione lavoreremo, come abbiamo sempre fatto, sui social network". I tre ragazzi ci hanno visto lungo, almeno a giudicare dai primi risultati: più di 1500 clienti in soli 7 giorni. E sarebbero stati molti di più. "Venerdì abbiamo dovuto chiudere prima, c'era una fila immensa e avevamo finito tutto". Quando si dice un'idea originale.