IL RACCONTO DI UNA SERATA UNICA AL 'RASPUTIN', IL SECRET BAR DI FIRENZE

Writer: Giacomo Bernardi


 Da quando ho sentito parlare di 'Secret Bar' a Firenze, non ho pensato ad altro. Troppa la curiosità, troppo affascinante il mistero che accompagna l'idea di un locale introvabile e di altri tempi. Essendo un bar segreto, di certo non mi aspettavo insegne luminose o grandi indicazioni, e infatti così è stato. Avevo solo due indizi: il nome del locale, 'Rasputin', e l'indirizzo...se così si può chiamare. Sul biglietto da visita che mi era arrivato fra le mani c'era scritto:"Somewhere in Santo Spirito". Già, da qualche parte. Ma dove?

Dopo qualche minuto di ricerca, riesco ad entrare nel locale. L’ingresso non è proprio sulla strada e resta nascosto da una finta parete con lo spioncino per vedere chi sia alla porta. Già dal nome, Rasputin, avevo intuito la predilezione per una certa tipologia di esoterismo che rende l'ambiente molto 'dark'. Rasputin, enigmatico monaco siberiano, è una figura storicamente divisa tra la spiritualità estrema e gli eccessi della mondanità, tra la preghiera e il sesso selvaggio. E infatti non mi sbagliavo.

Entrando, domina il buio. Tende di velluto rosso cadono dalle pareti e le poche candele accendono una tenera luce per creare un'atmosfera di penombra e inquietudine. Scorgo un vecchio pianoforte e subito noto i quadri, particolari e rigorosamente in bianco e nero, oltre a strani oggetti che affollano le mensole del locale. Al centro, ben visibile e illuminato, in netto contrasto con il resto del bar, domina indiscusso il bancone, con una sfilza di bottiglie di assoluto livello in bella mostra. I cocktail sono ricercati e veramente buonissimi, un gusto raffinato e unico. Alcuni rivisitati, altri preparati con la ricetta originale. Inoltre, una particolarità: il cubetto di ghiaccio nei drink viene frantumato da un blocco più grande, proprio come si usava fare tempi del proibizionismo. Un piccolo dettaglio che fa la differenza.

I miei compagni di avventura prendono il telefono per scattare qualche foto, ma vengono fermati dallo staff del locale. "Fotografate pure, ma mi raccomando, niente social network". I segreti vanno mantenuti, mi piace quest'idea. Parlando con i barman scopro che Rasputin è in realtà il gatto dei due soci, e un po' mi rilasso. Prendo un altro drink. Sono sapori di classe e dal carattere forte. Irresistibili.

La serata continua, e piano piano mi ambiento. Il clima, anche se tutto richiama all'epoca del proibizionismo, è rilassato e soft. Perdo la cognizione del tempo e improvvisamente sono le 3. Ci avviamo all'uscita soddisfatti, non prima di aver preso un bel pacchetto di 'biglietti da visita' da distribuire, ovviamente con la promessa di non divulgare l'esatto indirizzo. Appena uscito mi metto a spulciare fra la storia dei Secret Bar in Italia. Scopro che ne esistono solo tre: il 1930 in zona piazza Tricolore a Milano, il Jerry Thomas a Roma e il Rasputin, "somewhere in Santo Spirito".

Lo consiglio vivamente ai nostalgici, agli amanti del buon bere e del mistero. Là dentro si respira un'aria diversa, si vive una realtà parallela. Vi lascio un indizio per trovare con più facilità il 'Rasputin':"Occhio alle croci". Ma se vi perdete, chiedete pure in giro, "somewhere in Santo Spirito".