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Dai dolci alla tv, il sogno americano (realizzato) di Damiano Carrara

Writer: Carlo Alberto Pazienza


Tra i tanti talenti scappati dall’Italia per cercare fortuna all’estero, Damiano Carrara, pasticciere 32enne originario di Sant’Angelo in Campo (Lucca), merita una menzione speciale. Dopo una breve esperienza in Irlanda, nel 2012 si è trasferito negli Stati Uniti, a Moorpark, cittadina nei dintorni di Los Angeles, dove per mesi ha lavorato in un ristorante. Grazie al duro lavoro, la passione e i tanti sacrifici, in poco tempo è riuscito ad aprire la sua prima pasticceria nella quale ha chiamato a lavorare il fratello Massimiliano.

Sin da subito la loro Carrara Pastries conquista il palato dei californiani, tant’è che nemmeno un anno dopo hanno aperto un secondo negozio ad Agoura Hills, a pochi minuti da Moorpark. Il successo dietro al banco ha permesso a Damiano di debuttare in tv e raggiungere una grande popolarità: in breve tempo diventa una stella del canale tematico Food Network. Nel 2015 partecipa come concorrente alla prima stagione di Spring Baking Championship, classificandosi secondo. Da concorrente diventa giudice dello stesso programma e nel 2016 scrive il suo primo libro, Dolce Italia, dedicato alla tradizione pasticceria della sua terra d’origine. Nell’autunno 2017 il debutto nella tv italiana come giudice di Bake Off.

Ciao Damiano, partiamo subito dalla stretta attualità e dall’esperienza appena conclusa con Bake Off Italia: ti sei divertito? Com’è stato tornare a lavorare in Italia per un po’?
Una grande emozione. Per me, lo dico sempre, l’Italia è il paese più bello del mondo. E sono molto felice dell’affetto che mi ha dato sin dalle prime puntate del programma.

Grazie a questa opportunità il tuo nome ha iniziato a circolare con insistenza anche nel nostro paese, ma bisogna specificare, per quelli che ancora non ti conoscono, che la tua storia di pasticciere di successo è iniziata negli Stati Uniti. Quando e perché hai deciso di trasferirti di là dall’Oceano?
Sicuramente in Italia non ho avuto le opportunità che ho ottenuto altrove. Mi sentivo un po’ limitato, avevo voglia di rischiare, di giocare il tutto per tutto e mettere tutto me stesso in qualcosa di nuovo. Così me ne sono andato in Irlanda, senza nemmeno sapere l’inglese, a fare il barman per poi nel 2012 trasferirmi in California. È stata dura, ma sono contento di quella scelta.

Da un piccolo negozio di fronte al ristorante dove hai lavorato alla Carrara Pastries, un’azienda da trenta dipendenti e due pasticcerie in California. Raccontaci i passaggi decisivi di questo successo.
È stato un passaggio abbastanza naturale, un percorso in cui sono serviti impegno e tanti sacrifici. E un po’ di coraggio, perché nella vita alle volte bisogna anche buttarsi. Ho sempre lavorato nel mondo della ristorazione in locali e ristoranti. Poi quando con mio fratello abbiamo deciso di aprire la prima pasticceria, ho iniziato ad occuparmi anche degli aspetti più imprenditoriali legati alla nostra attività.

La popolarità raggiunta ti ha permesso di debuttare in tv anche in America: hai iniziato come concorrente in un talent di cucina, poi ospite d’onore, infine giudice. Ti piace questo nuovo abito da showman o preferisci stare in cucina?
Diciamo che far parte della giuria di Bake Off è stata una scelta imprenditoriale. Vogliamo allargarci, magari anche in Italia, e la televisione aiuta molto. Non credo a un futuro nel mondo dello spettacolo: per me la popolarità è solo una cosa funzionale al business e sono consapevole che la mia strada siano i miei locali, le mie società. Non sogno un futuro in tv ma vedo nei talent uno strumento utile alla società. La passione per la cucina l’ho sempre avuta, quindi preferisco decisamente stare in cucina.

Il tuo è un brand in continua espansione: hai un caffè che porta il cognome della tua famiglia, una sua scuola di cucina, hai scritto libri e messo su una società di import export dall’Italia. Dove vuoi arrivare? Quali sono i tuoi obiettivi?
Il progetto più immediato è l’apertura del terzo locale di Carrara Pastries, esiste un disegno di espansione che potrebbe coinvolgere anche l’Italia. E poi di sicuro non mi fermo!

Nonostante la lontananza ci pare di capire che il legame con la tua terra sia molto forte, basta vedere il logo della tua azienda che riprende lo stemma della città di Lucca.
Lucca è sempre casa mia ed è uno dei posti più belli della Toscana, io sono cresciuto a Sant’Angelo in campo. Anche
nel mio libro, non a caso, ho voluto omaggiare la mia terra, un viaggio nei sapori e nei profumi della cucina italiana e di casa mia, Lucca. Passando dai classici della pasticceria italiana alle ricette di famiglia tramandate di generazione in generazione, dal gelato alla crema pasticcera.

Per quello che hai avuto modo di vedere nel corso delle tue esperienze lavorative, quanto hanno inciso la tua italianità e la tua toscanità? Che valore ha il brand Toscana all’estero?
Gli americani amano la Toscana e l’Italia in generale, sono tutti sempre entusiasti nello scoprire che sono toscano.

Cosa ti manca di più della nostra Regione?
Sicuramente il centro storico e le mura di Lucca, ma mi piace tantissimo anche Viareggio, Lido e Forte dei Marmi.
Ho passato l’infanzia a Lido di Camaiore dove tutte le estati andavo in vacanza quando ero bambino.

Quali sono i dolci italiani o toscani preferiti dai tuoi clienti negli States?
Dolci italiani favoriti sono le frittelle, la torta della nonna e il tiramisù.