A cena con il panettone: Di Stefano e le opere d'arte in pasticceria

È da quando sono bambino che il panettone, per me, rappresenta in modo assoluto il Natale. Più di ogni altra cosa. Sarà per la mia passione per il cibo, anche se non per i dolci, perché se mi si chiedesse cosa preferisco, risponderei sempre salato. Ma il panettone è un’altra storia. È poesia e l’immaginario del ritrovarsi a tavola per condividere le feste insieme a tutta la famiglia. È il finale a sorpresa, è quell’estasi che conclude le giornate memorabili di fine dicembre, quelle incorniciate nei nostri ricordi indelebili, guarnite di tortellini al brodo di cappone, colori natalizi, regali, che ci fanno illudere di vivere in un mondo migliore. 

Il Natale, insomma, è raccontato con il panettone. Il dolce per eccellenza che il resto dell’anno non ha significato e forse non avrebbe lo stesso sapore. Per questo, quando la scorsa settimana mi hanno invitato a una cena a base di panettone, non ci ho pensato due volte: "Vado, perché un’occasione così non me la posso perdere".

Merito anche dell’amico sommelier e grande chef Maurizio Zanolla che con la sua gastronomia L’Accademia del Palati a Novoli, a Firenze, mi fa percorrere la strada delle emozioni ogni volta che mi fermo lì, prima di imboccare la noiosissima Firenze - Mare. Insieme a lui una chef importante, Bianca Celano (ambassador di Di Strefano) e poi il panettone. E mica un panettone a caso: il panettone Di Stefano, un’opera dell’arte pasticciera della Sicilia, i campioni del mondo del dolce.  Meglio di una rovesciata di Cristiano Ronaldo. 

Ci sediamo e ci spiegano il mood della serata, ma io aspetto impaziente la prima portata. Sono maleducato, è vero, ma a me quella cena sembrava qualcosa di meraviglioso. Volevo solo provarla, poche chiacchiere Si parte con il Foie Gras, sembra impossibile associarlo al panettone, ma questi ci sono riusciti alla grande. Servito in terrina con pasta di panettone tostata, è stato così perfetto che ho dimenticato le telefonate inutili ricevute tutto il giorno. Poi la lingua su bruschetta di panettone, con confettura di cipolla capperi e crema di prezzemolo. Non l’avevo mai mangiata la lingua e mi ero promesso di non farlo mai, ma stavolta non ho resistito e ci ho provato. Perché, l’attrazione per il panettone, nel mio caso, è più forte di quella per l’italiano (l’unica materia che sopportavo a scuola). Ma il meglio doveva ancora venire: uovo poché con mandorla, Tuma persa (che te lo dico a fare!), panettone e porcini: eccitante come una vacanza ai Caraibi a novembre. Gnocchi con sugo d’arrosto al vecchio Samperi, sedano, rapa, briciole di panettone e rosmarino. Altro che il nero, da oggi dovremmo cambiare la frase: è il panettone che sta bene su tutto. Si chiude con una squisita anatra all’arancio con croccante di panettone ai canditi (e a chi non piacciono i canditi nel panettone proporrei di togliere il diritto di voto) e un gelato al panettone carrubo, torta al cioccolato e salsa di fico d’India. Giusto per finire con il gas tirato in fondo. 

Che dire? Spettacolare. 

La cena è volata via come la “felicità puttana” di Tommaso Paradiso, quella che dura un minuto, ma che botte ti dà. Nel senso che finita la cena ho provato a informarmi se ce ne fosse stata un'altra o se potevamo ricominciare da capo. Purtroppo le emozioni, anche a tavola, non hanno una tempistica e quando sei felice ti sembra tutto troppo veloce. 

Così, se dobbiamo porre fine anche a questo testo, resta solo da dire che il risultato è stato davvero eccellente. Un esperimento che pareva impossibile, ma quando la qualità (in questo caso del panettone Di Stefano e degli ingredienti utilizzati per realizzare i piatti) sposa il talento, non ci si deve porre limiti. E per questo Natale non ho dubbi: se il Panettone è il dolce Re delle feste, sceglietelo di alta qualità e la Di Stefano Dolciaria mette in mostra una linea di prodotti artigianali siciliani che sono vere e proprie opere d’arte. Chapeau.

DI STEFANO DOLCIARIA: http://www.distefanodolciaria.it

Andrea Spadoni